DI QUELLA "GENERAZIONE CANNIBALE" CHE FECE LA STORIA DEL FUMETTO italiano tra la fine degli anni Settanta e la prima metà degli anni Ottanta, Stefano Tamburini fu una delle menti più geniali e imprevedibili: non possedeva lo splendore del segno di Andrea Pazienza, né le matite ipertrofiche e michelangiolesche di Tanino Liberatore, né la ferocia di Filippo Scozzari, né il folle cartooning di Massimo Mattioli, ma aveva dalla sua una particolare ansia sperimentatrice grazie alla quale rinnovò profondamente gli stilemi del fumetto e dell’editoria italiana, importando soluzioni grafiche innovative, un’attitudine colta e irriverente e temi futuristici, combinando la sua passione per le avanguardie storiche, per Dada, Costruttivismo, Pop Art con la fascinazione per la new wave musicale e per il fumetto underground statunitense.
Le pagine di Cannibale prima e poi di Frigidaire, furono un parco giochi per la vulcanica creatività Tamburiniana, e grazie alle sue trovate diventarono il riferimento principale per una nuova estetica del fumetto che si diffuse in tutta Europa.
La fama di Tamburini è legata in particolare al personaggio del coatto sintetico Ranxerox (molto spesso attribuito ingiustamente al solo Liberatore, che ne diede certamente un’interpretazione grafica potente, ma che molto doveva alle idee di Stefano): creato alla fine degli anni '70, fu un personaggio assolutamente contemporaneo, che precorse temi che poi sarebbero esplosi nel cinema e nella letteratura della prima metà degli anni 80, a dimostrazione della sensibilità del suo autore per la cultura del presente.
Per Frigidaire Tamburini creò Snake Agent, fumetto avantpop, realizzato fotocopiando e alterando (allungando, restringendo, accorciando, ripetendo) vecchie strisce di Secret Agent X-9, un comic americano anni ’40, detournando testi e immagini, con piglio iconoclasta e postdadaista, rivoluzionando la grammatica del fumetto, facendo a meno del disegnatore, ma servendosi di materiali “rubati”.
Frigidaire, ancor più di Cannibale, fu il suo laboratorio più riuscito, il contenitore dove sperimentare modelli grafici nuovi, fatti di geometrie spigolose e di colori acidi, di collage pop e sberleffi dada, di un’attitudine fredda e violenta derivante dal punk e dalla new-wave che influenzeranno per anni la grafica editoriale italiana.
Tamburini fu, all’inizio della sua carriera, grafico militante del movimento del ‘77 romano, realizzando collage e fumetti di marca situazionista, (ma molto meno seriosi e ideologici rispetto ad altri esempi dell’epoca) per alcune delle centinaia di fogli, fanzine, giornali che animavano il sottobosco politico e creativo dell’Italia di quegli anni.
Tambo fu anche sceneggiatore, critico musicale (sotto lo pseudonimo di Red Vinyle tenne per anni un’impietosa rubrica di critica musicale su Frigidaire), designer per la moda e altro ancora.
Michele Mordente è da anni uno dei più fedeli sostenitori ed ammiratori dell’opera di Tamburini e ha realizzato questo interessante volume antologico e retrospettivo sull’autore, raccogliendo doversi contributi critici e testimonianze (il giornalista Vincenzo Sparagna, il pittore e illustratore Pablo Echaurren, il critico Carlo Branzaglia… e lo stesso Tamburini) ed una selezione cronologica delle sue opere (fumetti, illustrazioni, grafica ecc.) che vanno dalle prime storie underground (forse il materiale meno conosciuto dai lettori) fino alle più sofisticate elaborazioni grafico-pittoriche apparse su Frigidaire nella metà degli anni Ottanta.
Tamburini è morto nel 1986 (come Pazienza, di overdose, ma due anni prima). La sua grandezza sta nel fatto di essere riuscito a “tradurre l’interlinguaggio dell’avanguardia in fumetto”.
Stefano Tamburini, Banana Meccanica, a cura di Michele Mordente, Coniglio Editore, Pag. 92, Euro 18,50
Filippo Bergonzini 10-06-2006