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POLLO ALLE PRUGNE, MARJANE SATRAPI
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La copertina trucco! NEI DUE PRECEDENTI ROMANZI “A FUMETTI”, “PERSEPOLIS 1” E “PERSEPOLIS 2”, MARJANE SATRAPI AVEVA RACCONTATO LA STORIA DELLA SUA VITA E insieme la storia dell’Iran negli anni cupi dei cambiamenti imposti dall’ayatollah Khomeini. La Marjane bambina che appariva nel primo volume era diventata la giovane spaesata e ammalata di solitudine quando era stata mandata a studiare a Vienna. Aveva finito per drogarsi, dormire sulle panchine come una barbona, prima di tornare a Teheran.
   “Pollo alle prugne” contiene ancora gli stessi elementi, una storia personale e storia del paese, ma questa volta è la vicenda di uno zio di Marjane e la storia dell’Iran è più sfumata, sullo sfondo- è il dramma della vita di Nasser Ali che diventa emblematico della situazione in Iran.
   Nasser Ali è un musicista, un suonatore di tar e il romanzo inizia nel 1958, quando Nasser Ali intraprende un viaggio alla ricerca di uno strumento nuovo, perché la moglie ha spaccato il suo, in un impeto di rabbia. Nasser Ali non troverà più uno strumento come il suo e ne morirà di dolore.
   La parte centrale del libro è scandita giorno per giorno, dal 15 al 22 novembre 1958, della settimana in cui Nasser Ali si è messo a letto e ha deciso di rinunciare a vivere. Ma ogni giorno è intessuto di altre storie, raccontate con la tecnica narrativa dei flashback e dei flashforward, indietro e avanti nel tempo, secondo diversi punti di vista. Mentre Nasser Ali ricorda il suo amore infelice per Irane (che nella primissima pagina crede di riconoscere in una donna che gli passa accanto per strada), sua moglie ricostruisce invece la storia del suo incontro con Nasser Ali, di come lei lo avesse amato fin da quando era bambina e di come lui si fosse deciso a sposarla.
   Leggeremo più avanti la versione di lui della storia, di come il padre di Irane non avesse voluto un musicista come genero, e intanto, in una proiezione in un futuro che Nasser Ali non vivrà mai, vediamo l’unico figlio maschio di Nasser Ali nel 1975 in America, con la moglie e i figli obesi, soddisfatti in una società consumistica che neppure sa che cosa sia la musica del tar. Pure l’autrice, Marjane Satrapi, entra nel racconto per far visita ad una figlia di Nasser Ali, prima che vengano rievocate le immagine della morte della madre del musicista e infine appaia l’angelo della morte- quello della famosa poesia che Vecchioni ha messo in musica, del giardiniere che crede di sfuggire alla morte e la incontra poi a Samarcanda.
   La Satrapi gioca sul contrasto assoluto di bianco e di nero, come già nei due “Persepolis”, con tratti di forte incisione e forme arrotondate. Sono vignette che hanno sempre un forte impatto visivo anche se meno innovative e meno mobili di quelle che avevamo ammirato nei libri precedenti, e soprattutto ci parlano di un paese attraverso un personaggio che rappresenta la disillusione, la perdita delle speranze e degli ideali.

Marjane Satrapi, Pollo alle prugne, Ed. Sperling & Kupfer, trad. Lucetta Palumbo e Andrea Plazzi, pagg. 82, Euro 14,00

Marilia Piccone  19-04-2006

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