IMMAGINI SGRANATE E DISTORTE CHE NASCONO DA UN USO FANTASIOSO E ORIGINALE DELLA fotocopiatrice. Ricomposizione e decostruzione, riscrittura e ricontestualizzazione. Era il 1980, e Stefano Tamburini, il papà del coatto robotico Ranxerox, proseguiva la sua poetica dell’accelerazione dell’azione e delle emozioni dando vita a un “eroe” nuovo e al tempo stesso antico: Snake Agent.
Partendo dalle strisce dell’Agente X-9 disegnate da Mel Graff nel ’40, Tamburini rendeva china e matite obsolete, ricomponeva ciò che è già stato fatto (da Graff), e creava nella deformazione qualcosa di nuovo, un agente segreto perfido e velocissimo, manipolatore di persone e tempi.
Le storie sono geniali nella loro irreale rapidità: in pochi secondi Snake fa il giro del mondo, sventando improbabili intrighi internazionali, catturando malviventi malati di sifilide atomica, impedisce l’avvento di nuove frange neonaziste, seduce dark lady che si rivelano travestiti e vince vacanze premio in Giamaica (di sole 4 ore, però... dopotutto lui è Snake...).
La forza dei testi, l’originalità delle situazioni, il corollario di peronaggi incredibili e la straordinaria velocità del tutto rendono “Snake Agent” un gioiello ricco di sorprese e divertimento.
Un plauso alla Coniglio Editore per la splendida riscoperta.
Stefano Tamburini, Snake Agent, Coniglio Editore, pagg. 47, euro 14
Giovanni Scalambra 30-03-2006