L’INCREDIBILE VERSATILITÀ E VARIETÀ DI GENERI E TEMATICHE DEL MANGA Giapponese è cosa nota, non stupisce quindi trovarsi davanti a un fumetto ambientato in un caffè-ristorante e che ha per protagonista un bizzarro gruppo di camerieri.
Il primo volume di questa miniserie è diviso in una serie di brevi episodi e ci racconta la normale routine lavorativa del personale del Cafè Kichijoji, una routine che degenera molto spesso nel caos e dà modo agli autori di descivere situazioni al limite dell’assurdo con gag paradossali e dialoghi surreali.
Ogni episodio ci permette di conoscere meglio caratteristiche e personalità dei personaggi, tutti decisamente bizzarri e sopra le righe, ognuno col suo carico di tic, manie e complessi.
Un manga improntato all’umorismo demenziale che, forte di un’ ambientazione originale (per una volta non ci troviamo davanti i soliti corridoi scolastici), non si preoccupa molto della coerenza e della leggibilità e si diverte a parodiare certe atmosfere degli Shojo e degli Shonen Ai ( popolati da bellezze maschili eteree e idealizzate con più o meno espliciti riferimenti omosessuali). L’intreccio narrativo, infatti, appare poco più che pretestuoso, utile ai fini di creare situazioni demenziali, a tratti così confuse e caotiche da apparire poco comprensibili.
Da segnalare la varietà del registro stilistico del disgenatore Kyouko Negishi che alterna pagine realizzate con un tratto semi realistico efficace e dettagliato ad altre disegnate in stile kawai cartoon ( in particolare negli intermezzi non-sense della storia), per poi spiazzare il lettore con inserti iperrealistici.
Cafè Kichijoji di Yuki Miyamoto e Kiouko Negishi, Dynit, 4,90 euro, 2007
Filippo Bergonzini 30-10-2007