TOPOLINO, IL RATTO PIÙ FAMOSO DEL MONDO, compie settant'anni. Dalle Alpi alle Piramidi, dal Manzanarre al Reno, le sue orecchie tonde hanno sventolato allegre ad ogni latitudine e longitudine. Il classico esempio del topo capace di partorire una montagna: l'impero Disney, nato sugli acerbi tratti di quel roditore, continua ad essere uno dei principali poli mondiali di produzione dell'intrattenimento.
Nel dopo guerra, insieme agli aiuti del piano Marshall, Topolino fa il suo vero ingresso trionfale in Italia, varcando le porte della Arnoldo Mondadori a Milano.
Giorgio Cavazzano, splendido cinquantunenne veneziano, enfant prodige della "bande dessine" e uno dei più acclamati ed apprezzati interpreti disneyani, ci narra la storia dell'arrivo di Topolino e soci in Italia, e della nascita di una scuola di disegnatori e sceneggiatori che avrebbe esportato le sue storie in tutto il mondo diventando il principale punto di riferimento europeo dell'industria fondata da papà Walt
Come arriva Topolino in Italia?
Secondo me e non solo, il vero Topolino italiano esce dalla matita di Romano Scarpa, che negli anni sessanta riuscì ad affiancare lo stile Floyd Goffredson, il grande disegnatore di Topolino in America. Con Romano Scarpa inizia un percorso che da allora, è stato seguito fino ai giorni nostri, con alterne fortune. Dico così perché Topolino è un personaggio molto impegnativo, sia per chi lo disegna sia per chi ne scrive le storie.
Ma prima del Topolino mondadoriano di Scarpa, c'era stata l'esperienza della casa editrice Nerbini di Firenze...
Che però, anche se non mi ricordo come, ne perse i diritti. La Disney allora propose il personaggio alla Rizzoli, che però rifiutò l'offerta preferendo continuare a pubblicare il Corriere dei Piccoli. Fu così che la proposta venne girata alla Arnoldo Mondadori. A quel tempo, era attorno al 1945/46, la Mondadori pubblicava in formato tascabile, Selezione dal Rider's Rigest; l'editore ebbe l'idea geniale di approfittare di carta e rotative per stampare anche le storie di Topolino con quello stesso formato ottenendo, come sappiamo, un grandissimo successo.
Parliamo invece della scuola italiana della Disney, di cui tu sei uno dei principali rappresentanti.
La storia nasce un po' per caso, come spesso accade. Il tascabile di Topolino aveva una cadenza mensile e le storie arrivavano direttamente dagli Stati Uniti. Un redattore capo della Mondadori, Mario Gentilini, il futuro direttore di Topolino, aveva il compito di ritagliare le vignette dai paginoni domenicali e risistemare la storia sulle pagine del tascabile. Visto il successo si passò all'uscita quindicinale e poi settimanale, ma a quel punto le storie che arrivavano dagli Stati Uniti non bastavano più. Toccò allora a Guido Martina, il primo grande sceneggiatore di topolino, doversi mettere all'opera su incarico dello stesso Gentilini. Sulla sua strada incontrò quel grande talento che fu Angelo Bioletto e così cominciò la storia della Disney Italiana. Seguirono poi i nomi di Carpi, Bottaro, Scarpa, Perego, molti autori che accettarono di collaborare con la Mondadori attratti dal mito di Mickey Mouse e che contribuirono a fare di Topolino un personaggio sempre più italiano
Italiano in che senso?
Nel senso che solo in Italia si è sviluppato uno stile personale e originale sia per quanto riguarda i disegni che le sceneggiature. In altri paesi "Disneyani" come Spagna, Francia, Danimarca si è rimasti fermi al modello americano.
A questo va aggiunta la creazione di nuovi personaggi
Personaggi che poi sono stati utilizzati in tutto il mondo. Penso a Brigitta, l'eterna fidanzata di Paperone, che è uno dei miei preferiti. Poi Paperinik, creato da Martina e Carpi, Indiana Pipps di Massimo De Vita, Reginella e Humperio Bogarto, che ho creato io. Ognuno di noi ha dato il suo personale contributo alla definizione di questo stile italiano. È anche curioso come Romano Scarpa, ai tempi in cui io gli inchiostravo i disegni, avesse creato un papero che si chiamava Sgrizzo Papero, che assomigliava paurosamente a Paperoga, che che sarebbe nato un anno dopo in America. Recentemente Luca Boschi lo ha ripreso facendolo "lavorare" in qualche episodio.
Negli ultimi anni, all'interno della Disney il dibattito sulla politcly correctness è stato molto vivace. Qual è la tua posizione in proposito?
Il discorso è partito da presupposti che io ritengo corretti. Topolino ha un pubblico potenziale dai zero ai novant'anni ed essendo pubblicato in paesi differenti, veniva interpretato secondo la sensibilità, la cultura di ognuno di essi. Quello che può essere accettato in un posto, avrebbe potuto risultare offensivo in un altro e la dimensione internazionale di Topolino ha imposto una regolamentazione a tutti i paesi, soprattutto con l'intenzione di eliminare la violenza ed esempi ritenuti diseducativi per un pubblico molto giovane. Ti dirò a me non dispiace proprio che ci sia qualche sparatoria di meno.
Ma veniamo ad un altro episodio curioso legato al leggendario Mario Gentilini ed alla morte di Walt Disney.
Quando Disney passò a miglior vita, Gentilini era preoccupatissimo, soprattutto per l'impatto che la notizia avrebbe potuto avere sui lettori. Si inventò allora una cosa molto strana ed umoristica, che fortunatamente poi non si fece. Voleva pubblicare sul settimanale una lettera in cui rassicurava i lettori dicendo che Disney aveva disegnato, prima della sua scomparsa, centinaia e centinaia di storie e che quindi potevano stare tranquilli. Quelle storie le disegnavamo anche noi insieme agli americani, ma questo il pubblico, ovviamente non lo sapeva.
E per chiudere, vuoi anticiparci il tuo prossimo lavoro?
Proprio adesso sto lavorando ad una storia di Clarabella, altro personaggio che amo moltissimo. È una Clarabella messicana ai tempi della rivoluzione, dove Emiliano Zapata diventerà Emiliano Patata. Dovrebbe comparire all'inizio dell'anno su Minni.
Michele Pompei 19 novembre 1998