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Subject: Commento sulla recensione di Alessandra Meo del film "La donna lupo"
Ho visto ieri sera il film, più che altro spinto da curiosità non esattamente letteraria, e sono stato invece piacevolmente impressionato dalla sceneggiatura, dalla musica e dagli attori di "La donna lupo".
Trovo molto indovinata la scelta della protagonista, caratterizzata da una sensualità vera e non sfacciata, e da quel po' di ingenuità che la rende davvero ammaliante, oltre a distaccarla nettamente dall'ambiente che la circonda.
Intendiamoci, non si sta parlando di un gran film, sono d'accordo, ma mi sembra che in mezzo alla schifezza prodotta in Italia da qualche lustro a questa parte...
Mi colpisce invece il palese astio che mostra il vostro (re)censore.
Chi sono i militari in libera uscita? Da dove vengono? Che scenda per favore dal suo trono radical-chic e faccia un giro per la strada (magari a Roma o Napoli). Scoprirà il linguaggio di tantissimi ragazzi, delle borgate ma anche di quartieri semi-agiati, ed il loro modo di vivere il rapporto con il sesso. Qui viene presentato in maniera davvero schietta e - diciamo pure - piacevole anche se cruda(sic!)
Forse l'eccessivo maschilismo di questi richiama a qualcuno l'odierna crisi di quell'edificio di ingegneria psicosociale che è il femminismo anni settanta poi integrato nel decennio successivo da quello borghese? Nervo scoperto, me ne rendo conto....
Un certo tipo di linguaggio, mia cara Alessandra, non è retrivo/maschilista e rozzo (o addirittura fantascientifico). E' semplicemente maschile, che ti piaccia o no. Può risultare in forme ammorbidite o essere nascosto dietro costruzioni artificiose ma la sostanza non cambia.
O magari si trova riprovevole il fatto che, quasi come "Bocca di Rosa" la protagonista dispensi felicità a tanti uomini, e soprattutto che la felicità sia davvero tutta lì (!). Il paradiso menzionato da uno degli attori (non ricordo quale) fa scomodare ancora il grande De Andre' ("non credevi che il paradiso fosse solo lì, al primo piano.."). Verrebbe da dire: "c'è chi può" ma eviterei di scadere allo stesso livello di povertà di critica.
Non mi sembra, insomma, che ci siano le premesse per accanirsi in questa maniera sul prodotto. Da ignorante non mi sembra neanche così chiaro il presunto intento dell'autore di "raccontare la sessualità della donna moderna", e comunque, sempre da ignorante, non ne ho avvertito la pesantezza (anche qui gli anni settanta sono così lontani...).
Forse ho visto il film palesemente annebbiato dal fascino della protagonista?
Ciao
Alessandro
(lettera ricevuta il 28 agosto 2000)
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