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Ho visto il film ieri sera...certo, in ritardo, ma ne valeva la pena.
Sono d'accordo con ciò che hai scritto, e dirò di più.
Indubbiamente siamo di fronte a un film molto duro.
La sorella minore che si taglia i capelli nel giorno stesso del suo matrimonio, dimostra di non essere vittima, neanche quando vive la sua triste notte di nozze.
Nella sala, qualcuno sorrideva della goffaggine del neosposo, e soprattutto dei suoi calzini neri.
Io pensavo che stavo assistendopiù ad uno stupro che ad altro. Confrontavo quella scena, col racconto di Rivka, che trasudava amore e rispetto del suo uomo verso di lei. Quella scena mi ha indignata, come donna libera; non che sia una femminista, ma credo che chiunque abbia visto il film, con senso critico, non può essere rimasto insensibile a tanta violenza.
Violenza che però, in fondo, la neosposa non accetta, restando coerente alle sue idee "anacronistiche", come voler ascoltare la radio e portare le maniche corte.
E' la sua conquista della libertà alla fine del film, che ci fa essere meno tristi di fronte alla tragedia di Rivka, morta dopo il primo gesto d'emancipazione: sedurre l'amato, per il piacere di farlo, e non secondo dettami religiosi.
A ben vedere, il film ha una sola vittima, ed è il marito di Rivka; uomo debole e totalmente succube del suo Credo, per il quale non esita a rinunciare all'unico amore della sua vita. E la sua pochezza emerge non dall'aver ceduto alle pressioni della comunità, nel ripudiare la moglie, ma nel non essere stato capace di Riprendersela!
Non sono d'accordo però su quanto dici a proposito di ciò che questo film insegna della comunità ebreo-ortodossa. Certo, non lo fa in modo didascalico, ma apre una finestra su un mondo poco conosciuto, attraverso la narrazione del quotidiano, che forse, proprio per la semplicità degli eventi, colpisce dritto al cuore.
Margherita.
(lettera ricevuta il 2 giugno 2000)
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