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Valentino Zeichen, OGNI COSA A OGNI COSA HA DETTO ADDIO
80 poesie, 80 acquerelli dedicati a Roma, la citta che "ti fa sentire postumo", nel tentativo di smascherare il mistero di tanta inquietante bellezza
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SEMBRA AVER FATTO RITORNO DAL "DESERTO DELLA PAGINA BIANCA, dove ero disperso" Valentino Zeichen, uno tra i maggiori poeti italiani contemporanei, di nuovo pronto a proporre l'ironia che da sempre caratterizza i suoi versi, il paradosso verbale come chiave di lettura comica e malinconica allo stesso tempo.
   Nativo di Fiume vive a Roma da ormai cinquant'anni, il poeta, e la guarda innamorato e beffardo, commosso poi critico, in ogni caso sempre coinvolto, legato al fulcro secolare della società occidentale di cui canta la storia e la forma.
   E' infatti fondamentalmente estetica l'idea di fondo di un libro unitario dal titolo che è gia poesia: ottanta composizioni in versi, ottanta acquerelli di un artista di strada sedotto e a sua volta seduttivo, visionario osservatore di forme e atmosfere che fanno trapelare la passione per le arti figurative e l'impegno nella critica dell'arte. Le parole percorono immagini romane -confuse tra presente e futuro ma nitide per loro fascino- con estrema precisione nei toponimi stradali, con una raffinata umanizzazione della Roma monumentale in cui giornalai, autostoppisti, gatti, ruderi, bambini cinguettanti, fontanelle, prostitute, fanno tutti parte di un unico scenario sempre cangiante.
   "Roma ti fa sentire postumo" ed è questo il suo maggior potere, l'autore raccoglie la sfida e, cercando di "smascherare" il mistero di tanta inquietante bellezza, ne esamina gli strati: la Roma Iperiale, la capitale della Cristianità, e ultima quella d'Italia. Bella anche nei "misfatti estetici", le "malefatte vandaliche" che l'hanno brutalizzata nei secoli rendendola così più umana in quei difetti, Roma si ritrova "spiegata" in questi versi che sorridono divertiti per la vivacità lessicale dei cittadini, "spiriti acidi" in cui "transita lo spirito caustico del Belli". Versi anche che riproducono la malia delle fontane in cui "fuochi d'acqua" zampillano dalle bocche di "bestie addormentate nella pietra", e quella dei cieli negli affreschi sui sofitti in cui il trompe-l'oeil fa sì che ci si domandi e esista o meno un vero cielo a Roma.
   Allo stesso modo Piazza di Spagna ha una scalinata che è farfalla volata altrove e una Barcaccia arenata durante una piena del Tevere; le chiome dei platani dei Lungotevere sono capigliature appartenute a donne celte venute al seguito dei legionari; e al tramonto
Per l'ipnotico cromatico
la turista allunga la mano
per afferrare la magia,
sfiora la pittura fresca
e s'impolvera le dita

E la città eterna non smette di esserlo perchè ogni cosa ad ogni cosa continua a dire addio.

Valentino Zeichen, Ogni cosa a ogni cosa ha detto addio, Fazi Editore, 2000, pagine 91, £ 22.000

Gloria Caccia  27 aprile 2000

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