QUALI SONO GLI IMPULSI DI CUI CI PARLA QUESTO LIBRO?
Si potrebbe tentare di rispondere per prima cosa a questa domanda.
E ancora, sono davvero insopportabili?
Il titolo originale di questa raccolta di racconti recita "For the relief of unbereable urges", "urgenze" dunque, come quella di narrare forse, ecco una possibile risposta. Ci si appassiona alle storie che racconta questo giovane autore cresciuto a New York e ora residente a Gerusalemme, influenzato dalla tradizione letteraria yiddish e con echi neanche troppo nascosti ai grandi maestri delle "short story" come Gogol o, per altri versi, Cechov e Tolstoj.
Il libro si apre con una vicenda grottesca, che scivola ben presto nel tragico, di un gruppo di scrittori che, incriminati non si sa bene perché, attendono in una stanza la propria sorte. La polizia è sovietica, gli scrittori sono ebrei, ed uno che sfugge alla "cattura" ha la possibilità di narrare, di essere "colui che osserva e racconta": condizione necessaria per trasformarsi in un grande autore.
Partire da Kafka, come ambientazione, per arrivare a Kafka, nel senso della "trasformazione", della "metamorfosi".
Il giovane Nathan Englander, che ha esordito sul "New Yorker" e su "Story", si affida spesso nei suoi racconti alla figura del Rabbi, come fondamentale chiarificatore dei dubbi insoluti di vita. E, come tradizione ebraica vuole, tenta con le sue scritture di dare voce a certi impulsi dell'anima e di alleviarli con parole che spaziano (buon per noi), dallo humour stile Allen, al misticismo, allo spirito di un passato che riemerge con forza e passione.
Nathan Englander, Per alleviare insopportabili impulsi, Einaudi, Tascabili "Stile Libero"
Dario D'Amato 6 aprile 2000