LA VICENDA È UNA DI QUELLE RIMASTE NELLA STORIA DEI GRANDI AMORI terminati tragicamente; lo sfondo, una Parigi del XII secolo, in costante evoluzione, con le sue università e lontana dai cliché sull'oscurantismo del Medio Evo.
Lui è il teologo e filosofo Abelardo, nato in Bretagna nel 1079. Grazie alle sue idee, libere da ogni dogmatismo, è al culmine della sua fama quando giunge alla prestigiosa cattedra di Notre Dame.
L'importanza rivestita da quest'uomo, adulato e al tempo stesso temuto, inducono il canonico Fulberto a sceglierlo come precettore della nipote Eloisa, una diciassettenne particolarmente intelligente e colta.
Insieme, maestro e allieva scoprono l'amore, una passione travolgente e insaziabile, alla quale si oppone però l'ira e la vendetta di un Fulberto umiliato: l'ordine dato a due sicari è di evirare il filosofo.
Dopo questa terribile esperienza le due vite proseguiranno parallele; ma, mentre Abelardo si rifugia nel pentimento e nel conforto della religione, Eloisa rimane fedele alle ragioni del cuore, anche quando viene nominata badessa della scuola di Paracleto che l'amante ha fondato a Troyes.
L'autore, Antoine Audouard, ha scelto di far raccontare la vicenda di Abelardo, la cui fama è giunta fino a noi più per la passione di questo amore, che per le sue doti di oratore o di pensatore, da Guillaume da Oxford, discepolo fedele del filosofo, anch'egli segretamente innamorato di Eloisa.
Attraverso il suo sguardo ci troviamo immersi in una Francia dove il silenzio dei conventi si alterna al rumore tipico delle città in costruzione, in costante sviluppo demografico e commerciale, e conosciamo personaggi che rappresentano un'umanità capace di atti sublimi come degli orrori più grandi.
Conosciuti nello stesso giorno colui che sarà il suo maestro ed una ragazza che subito lo incanta, Guillaume sarà, come afferma lo stesso scrittore, "l'artigiano" del loro amore e, ombra della loro ombra, si dovrà rassegnare al fatto che Eloisa non potrà mai essere sua: il suo ultimo gesto sarà proprio quello di scrivere la loro storia.
L'unico appunto che si potrebbe muovere all'autore è quello di aver "sminuito" il personaggio di Eloisa.
La passione intellettuale e la passione fisica rimangono completamente separate e la protagonista diventa un semplice oggetto sessuale. Non più donna forte né erudita, i suoi scambi con Abelardo sembrano limitarsi a contatti carnali. Certamente questo è il lato più oscuro della vicenda - la vera natura di questa passione - e, per dovere si cronaca, dobbiamo notare che se l'autore chiama Eloisa "la puttana di Abelardo", non esita neppure a descrivere il filosofo con una serie di aggettivi contrastanti: "ridicolo, magnifico, coraggioso, pavido, insopportabile, generoso e piagnucoloso".
Ma per qualsiasi interpretazione propenderemo, ricordiamo che "Addio, mia unica" è un romanzo: è scritto sulla copertina…
Antoine Audouard, Addio, mia unica, traduzione di F. Bruno, Guanda, Narratori della Fenice, 380 pagine, £ 28.000
(data di pubblicazione prevista: Aprile 2001)
Guida SuperEva 06-03-2001