CHE COSA PUÒ SPINGERE UNO SCRITTORE A PASSARE DA UNA casa editrice all'altra? La gloria o la "vile pecunia"?
Insinuazioni o scelte editoriali a parte, Patrick McGrath si è appena trasferito da Adelphi, che aveva pubblicato i suoi tre precedenti romanzi, a Bompiani, che darà alla luce, in primavera, la traduzione italiana della nuova opera dell'autore britannico: "Martha Peake".
Con "Follia", "Il morbo di Haggard" e "Grottesco", apparsi rispettivamente nel '98, '99 e 2000, ci aveva abituati a storie nerissime, thriller neo-gotici dalla forte suspense psicologica, raccontate, spesso sotto forma di confessione, da un personaggio della vicenda, rappresentato di volta in volta, da un medico sciancato e morfinomane, da un paleontologo costretto su una sedia a rotelle o dallo psichiatra che espone con apparente distacco un caso clinico studiato in un manicomio criminale.
Anche il nuovo romanzo, come ogni horror che si rispetti, inizia in una notte buia e tempestosa, durante la quale il narratore, Ambrose Tree sta ascoltando, accanto al camino, la storia di Harry Peake e della figlia sedicenne, Martha, raccontata dal vecchio zio William.
Veniamo così a sapere come Harry abbia perso la moglie in un incendio che lo ha reso orribilmente sfigurato e della dipendenza che lo lega alla figlia Martha; di come si guadagni da vivere mettendo in mostra il proprio corpo senza forma nei pub di Londra, fino ad attirare l'attenzione di un famoso anatomista, Lord Drogo, collezionista di ossa rare.
Quando Harry, ubriaco, commette un ultimo atto di insospettabile violenza contro la figlia, William, l'assistente di Lord Drogo, l'aiuta a fuggire in America. Una volta in salvo presso alcuni cugini che vivono a nord di Boston, Martha si lascia coinvolgere dai fatti legati alla nascente Rivoluzione Americana. Anche in questa terra di nuovi inizi, la protagonista sarà incapace di sfuggire al proprio passato e prigioniera di una rete di tradimenti, vedrà compiersi il proprio destino con un indimenticabile, ultimo gesto di coraggio.
Tutto questo ci viene narrato, come già accennato, cinquant'anni più tardi da Ambrose Tree, il nipote dell'assistente di Lord Drogo.
Come accade spesso con i narratori di McGrath, Ambrose non è sempre attendibile: ci riferisce la vicenda che lo ossessiona, abbellendola ed integrando le parti che lo zio aveva lasciato incomplete con annotazioni personali.
Il risultato è una trama avvincente, superbamente progettata con estrema precisione psicologica e dalle atmosfere intense; narrazione elegante e compattezza strutturale.
Saranno i fan di McGrath a decidere se il continuo ricorso ad alcuni espedienti letterari - colpi di scena, capovolgimenti, differenti livelli narrativi… - uniti ad una certa tendenza ad esagerazioni di stile potranno apparire appropriati o rendere il lettore, alla fine, non completamente soddisfatto, così come, dopo "Follia", gli altri romanzi erano apparsi meno brillanti.
McGrath Patrick, Martha Peake, Bompiani, Narratori Stranieri, 400 p., £ 32.000
(data di pubblicazione prevista: marzo 2001)
11 gennaio 2000