CONSIDERATA SPESSO UN'APPENDICE ESOTICA DELLA LETTERATURA FRANCESE, la letteratura "d'oltremare" è frutto di un lungo periodo di formazione: ha dovuto infatti superare non pochi ostacoli anche dopo la fine della schiavitù.
Le peculiarità che la caratterizzano sono però immediate e profonde: giovane per nascita, ha ereditato un passato di oppressione e di dolore, così come un retaggio ancestrale che l'Occidente ha cercato di distruggere e che non è ancora stato portato completamente alla luce.
Allo stesso tempo, le protagoniste femminili sono state vittime di un esotismo esagerato e descritte come circondate da un alone "magico".
Questa rappresentazione della "negra", dell'amante o della "mulatta" ha nutrito l'immaginario di milioni di lettori. Nelle società d'oltremare, in realtà, la donna ha un ruolo fondamentale e, nelle Antille in particolare, madri e nonne sono figure tutelari e costituiscono il nucleo della famiglia.
Per le autrici originarie di queste terre, la scrittura è, più che per gli uomini, un atto di resistenza e di ribellione, un'attività da svolgere in segreto; solo da una trentina d'anni però hanno potuto trovare una precisa collocazione nella letteratura ed affermare un'identità femminile "creola".
Una delle più celebri è Maryse Condé che, divisa fra Stati Uniti, dove insegna letteratura francese, e la Guadalupa, gode di una notorietà costruita libro dopo libro.
Autrice di romanzi e di saggi, ha saputo imporsi agli inizi della carriera con opere di riflessione sulla letteratura orale in Guadalupa e in Martinica, ma è con Ségou, la saga di una famiglia in quattro generazioni, che ha conosciuto il successo di pubblico.
Spinta dalla necessità di ritrovare le proprie radici, Maryse Condé ha trascorso diversi anni in Africa (Costa d'Avorio, Guinea, Ghana, Senegal) e proprio da questa ricerca nasce fra l'altro "Io, Tituba, strega nera di Salem", un romanzo sull'intolleranza e sul razzismo che verrà pubblicato dalla Giunti.
Figlia della schiava Abena violentata da un marinaio inglese a bordo di un vascello negriero, Tituba viene iniziata ai poteri sovrannaturali dalla vecchia curatrice e facitrice Man Yaya.
Il matrimonio con John Indien la costringerà a trasferirsi a Boston e, in seguito, a Salem, al servizio del reverendo Parris, di cui è proprietà. E' nell'atmosfera isterica di questa piccola comunità puritana che ha luogo il celebre processo alle streghe del 1692.
Arrestata con l'accusa di istigare le fanciulle bianche alla stregoneria, viene lasciata in prigione per due anni, fino all'amnistia generale.
Nel suo romanzo storico, però, Maryse Condé la riabilita, la fa uscire dall'oblio a cui è stata condannata e la conduce nel suo paese natale, le Barbados, negli anni delle prime rivolte degli schiavi.
Maryse Condé, Io, Tituba strega nera di Salem 288 pagg., £. 18000, Superastrea Giunti
(data di pubblicazione prevista: Maggio 2001)
Guida Supereva 11-04-2001