NEI PRIMA ANNI DEL XX SECOLO, UN GRUPPO DI ARTISTI E SCRITTORI FRA I PIÙ PROGRESSISTI D’EUROPA, SE NON DEL MONDO, VENNE IDENTIFICATO con il nome di un quartiere londinese, Boomsbury, che con strade discrete e ampie piazze fa da cornice al nucleo monumentale del British Museum e dell’Università.
Vi fecero parte, fra i più noti, Virginia e Leonard Woolf, Edward Morgan Forster ("Camera con vista" e "Passaggio in India") e lo storico Roger Fry. La vita del gruppo era ispirata a G. E. Moore, i cui “Principia Ethica” si fondavano su un edonismo temperato: ogni tipo di azione è giustificabile, purché chi la compie ne tragga sottili piaceri senza nuocere agli altri.
Alcuni dei maggiori esponenti, come il biografo di personaggi vittoriani Lytton Strachey (sua è una proposta di matrimonio a Virginia, di cui non si fece nulla) o il grande economista John Maynard Keynes, autore della “teoria generale dell’occupazione”, avevano raffinati costumi omosessuali. La stessa Virginia Woolf ebbe un’appassionata amicizia con Vita Sackville-West che sconfinò per entrambe nell’amore.
E’ in questo quadro di libertà (o confusione!) di costumi che si colloca “Olivia”, di Dorothy Bussy. Il nome completo, Dorothy Strachey Bussy, la identifica come sorella del succitato biografo, oltre che cara amica di Virginia, spiega l’appartenenza dell’autrice al Boomsbury Group e il tema del romanzo autobiografico che uscirà a breve per la Baldini & Castoldi.
“Olivia”, questo è il titolo e il nome della protagonista, si presenta come il diario di una ragazzina inglese di buona famiglia che descrive il suo rapporto con Mademoiselle Julie, la direttrice della scuola per signorine che sta frequentando nei pressi di Parigi. Inutile dire che il legame sfocia in un appassionato attaccamento, con risvolti omosessuali in bilico fra l’innocenza dell’adolescenza e il carattere più ambiguo dell’età adulta.
Dedicato alla memoria dell’amica Virginia, otto anni dopo la sua tragica scomparsa, come la stessa Olivia spiega, dare vita a questa storia è stato un modo per riempire un pigro e vuoto inverno. Una storia scritta per il suo solo piacere, senza vanità o modestia; senza preoccuparsi dei sentimenti altrui, senza temere di sconvolgere o ferire esistenze, senza scrupoli nel parlare della morte.
Guida Supereva 18-04-2001