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THE HUMAN STAIN - LA MACCHIA UMANA
Si conclude la trilogia di Philip Roth, un grande affresco della società americana del ventesimo secolo
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FRA GLI AUTORI STATUNITENSI CONTEMPORANEI, Philip Roth è, senza dubbio, uno dei più rappresentativi e uno dei più prolifici.
   Lo scrittore ebraico di origini austriache, balzato agli onori delle cronache letterarie con il celebre "Il lamento di Portnoy", non solo vanta un premio Pulizer per la narrativa, ottenuto per il romanzo "Pastorale americana" del 1997, ma ha ricevuto, proprio il maggio scorso, il premio "William Faulkner" del Pen Club statunitense come riconoscimento per il suo ultimo libro "The Human Stain" - La macchia umana - che uscirà in Italia per Einaudi.
   L'azione principale si svolge nell'estate del 1998, un periodo che gli americani ricordano per il tentativo di "impeachment" nei confronti di Bill Clinton: anche chi non considera quello del presidente degli Stati Uniti un caso di persecuzione, vedrà in Coleman Silk, il protagonista del romanzo di Roth, una vittima dei pregiudizi e del puritanesimo.
   Stimato professore di lettere antiche presso l'Athena College, nel New England, Coleman compie l'errore di chiedersi perché non ha mai visto in classe due dei suoi studenti, chiamandoli "spooks", un termine usato per indicare, in tono dispregiativo, le persone di colore.
   Inutile dire che i due assenti sono neri e che a nulla valgono le oneste proteste con le quali tenta di spiegare, a chi lo accusa di razzismo, che ha usato quel termine nel suo significato primario, come sinonimo di "ghosts", fantasmi.
   La professoressa di letteratura francese, Delphine Roux sostiene caparbiamente la tesi della scorrettezza del professore e, nell'eterno scontro fra onestà e repressione, fra l'eroico individualismo e l'isterica censura, è Coleman ad uscire sconfitto.
   Dopo le sue dimissioni e la morte della moglie, si lega ad una donna, Faunia Farley, un'analfabeta, che ha la metà dei suoi 71 anni e che si occupa delle pulizie dell'Athena College.
   Proprio per questo motivo è oggetto di nuove, anonime, accuse: l'abuso di una donna in difficoltà.
   In realtà Faunia è stata vittima degli abusi del padre e dell'ex marito ed ha dovuto superare il dolore per la perdita, in un incendio, dei due figli.
   Grazie a questo rapporto, il protagonista ritrova una felicità tardiva, anche dal punto di vista sessuale, e decide di confidare all'amante il "pesante" segreto, tenuto nascosto anche alla moglie ed ai quattro figli, ai colleghi, agli amici ed allo scrittore Nathan Zuckerman (il narratore che accompagna Roth in tutti i romanzi): nelle sue vene scorre sangue nero. Quale ironia, perciò, essere accusato di razzismo!
   Ed è proprio Faunia a pronunciare la Frase, "the human stain": essere uomini significa essere macchiati, significa portare il segno dell'impurità, della crudeltà, dell'abuso, dell'errore…
   Una storia privata che, ancora una volta, intrecciandosi alle vicende della comunità, cerca di rappresentare quella di un paese intero: tentativo ambizioso e, forse, non sempre riuscito.
   Qualcuno, a proposito di "Pastorale americana", ha scritto che "è uno degli scrittori che potrebbero raccontare questa storia complessa, ma dovrebbe smetterla di contemplare il proprio ombelico come sta facendo da quarant'anni a questa parte".
   Potranno considerare i lettori se Philip Roth ha smesso di contemplare.

Roth Philip, La macchia umana
410 p., Lit. 35000, Supercoralli, Einaudi
data di pubblicazione prevista: Giugno 2001

Guida Supereva  20-06-2001

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