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RITRATTO IN SEPPIA, ISABEL ALLAENDE
La storia di una donna alle prese con il suo passato: un romanzo coinvolgente, scritto sul filo della memoria
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La copertina trucco! L’ENNESIMA GRANDE PROVA NARRATIVA DI ISABEL ALLENDE.
   “Ritratto in seppia”, secondo episodio di un’ideale trilogia che comprende “La figlia della fortuna” e “La casa degli spiriti”, è una storia giocata sul filo della memoria, la storia di una donna alla ricerca del proprio passato.
   Aurora del Valle, la protagonista, giunta sulla soglia dei trent’anni, deve fare i conti con il doloroso tradimento del marito ed inizia un percorso ideale a ritroso nel tempo, ripercorrendo le vicende oscure ed avventurose della propria infanzia.
   Cresciuta prima con i nonni materni Eliza e Tao Chi’en nel fumoso quartiere cinese di San Francisco e poi con la nonna paterna, la straordinaria Paulina Del Valle, anticonformista e vigorosa donna d’affari, Aurora riceve un’educazione progressista e vive, più o meno consapevolmente, le vicende delle guerre e dei massacri del Cile della fine dell’Ottocento, gli intrecci personali, gli amori e le separazioni degli altri componenti della famiglia, come la vicenda di Severo e Nìvea, genitori di Rosa e Clara de “La casa degli spiriti”.
   Tra Aurora e Paulina, anime profondamente diverse, si instaura, come spesso accade, un rapporto speciale, fondato non solo sull’affetto ma su una profonda, tutta femminile, complicità.
   Su tutto domina lo stile appassionato dell’Allende, mai scontato e banale, poco incline al sentimentalismo ma capace di far sgorgare emozioni autentiche dalla pagina del libro.
   Ancora una volta è una donna al centro della narrazione, una figura inizialmente timida e insicura e soprattutto turbata da imprecisati fantasmi, legati in qualche modo al suo passato nebuloso, all’infanzia cancellata.
   La scoperta della fotografia è avvenimento cruciale nella vita di Aurora, che comincia a ritrarre indios, diseredati, poveracci e poi anche i suoi familiari. Attraverso le immagini ritratte scopre (è questa la vera epifania del testo) di riuscire a penetrare oltre la patina prosaica della realtà visibile per svelare vibrazioni, sentimenti, verità nascoste.
   E dalla camera oscura del proprio inconscio giunge alla consapevolezza di aver sposato un uomo sbagliato, conosciuto a Parigi durante uno dei numerosi viaggi compiuti dal clan Del Valle, Diego Dominguez, che infatti la tradisce con un’altra donna.
   Il romanzo è anche la storia di un’emancipazione, la storia di una donna che decide, ad un certo punto della vita, di tessere da sola le fila del proprio destino, di vivere libera da condizionamenti. Non è un romanzo di formazione, poiché i personaggi dell’Allende non sono mai pienamente conclusi, ma dimostrano un costante aspetto magmatico e in continua evoluzione, come è testimoniato dalle parole stesse dell’epilogo: “Vivo (è Aurora che parla) tra gradazioni sfumate, velati misteri, incertezze”.
   La tonalità con cui Aurora racconta la propria vita, alla ricerca delle proprie origini, è così quella di un ritratto in seppia.
   Il fascino di queste pagine, in cui si sente davvero scorrere il fluire inesorabile ed impetuoso della vita, nella sua alterna vicenda di amore e dolore, è tutto qui.

Isabel Allende, Ritratto in seppia Feltrinelli Ed., pp.267, L.32.000 (Euro 16,53)

Gian Maria Brega  11-11-2001

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