NATO NEL 1947, JEAN-FRANÇOIS VILAR SI DIVIDE TRA PARIGI E PRAGA.
E' l'autore di una dozzina di romanzi nei quali i riferimenti alla memoria artistica e politica del ventesimo secolo ricorrono in ogni pagina.
Dopo essersi messo in evidenza come scrittore di "noir", è andato via via occupando un posto di tutto riguardo nella letteratura francese e internazionale; prova ne sia il fatto che viene regolarmente tradotto in numerose lingue straniere.
Dopo la pubblicazione in Italia de "Gli esagerati" è ora prevista l'uscita di "Sono sempre gli altri a morire" per l'editore Voland.
Il protagonista è sempre Victor Blainville, fotografo e investigatore sui generis, che si trova nuovamente coinvolto in uno strano caso, nonostante sia uno che le cose non le rincorre: lascia che gli capitino.
Fin dal primo ritrovamento di una vittima, i riferimenti ad un artista francese, Marcel Duchamp, sono più che evidenti: la posa del corpo privo di vita di una donna, ad esempio, riproduce fedelmente " "Etant donnés", la sua ultima grande opera, quella che, iniziata nel '44, lo ha occupato per vent'anni e che non è stata rivelata al pubblico che dopo la sua morte; il suo pseudonimo, Rose, è il nome di una donna che dà l'ennesimo appuntamento a Blainville; per non parlare dello stesso titolo del romanzo, che è nientemeno che l'epitaffio che si legge sulla tomba di Duchamp nel cimitero di Rouen: "D'abord, c'est toujours les autres qui meurent".
Gli ingredienti dunque non mancano ed il risultato è un romanzo molto allusivo, surrealista e intellettuale, un tipico noir della migliore tradizione francese, immerso però nella Parigi degli anni ottanta, che rievoca con la suspense dell'intreccio, le atmosfere care agli amanti di questo genere.
Jean-Francois Vilar, Sono sempre gli altri a morire, Ed. Voland, 128 pp., L.18000,
(data di pubblicazione prevista: Settembre 2001)
Guida Supereva 12-09-2001