C’È UNA QUALITÀ ALGIDA, UN’ATMOSFERA CRISTALLINA IN QUESTE STORIE tracciate con mano leggera e precisa, che suggeriscono sentimenti, emozioni ed atmosfere, più che raccontare qualcosa.
Nove storie brevi di una scrittrice nata a Berlino nel 1970. La prima si svolge nei Caraibi, dove due amiche tedesche aspettano con eccitazione l’arrivo di un uragano; cambierà le loro vite?
L’uragano finirà per sfiorare solo l’isola: una delle ragazze torna in Germania, l’altra rimane.
C’è solo un’altra storia non ambientata in Germania, ma a New York: un vecchio che vive in un ex-albergo trasformato in ospizio regala un mangianastri e le sue cassette di musica ad una ragazza che ha avuto parole di illusione gentile per lui.
Legami sfumati e pieni di sottintesi, come quelli di queste due storie, appaiono anche nelle storie “tedesche”: una nonna e una nipote; tre amici; un artista, già fidanzato con una ragazza bellissima, è affascinato da un’altra ragazza incontrata per caso e che entra a forza nella sua vita per poi scomparire; l’ex-sessantottino che ricorda con distacco le notti passate “a scambiarsi ideali, a distruggere sistematicamente qualunque illusione, a coltivare una socialità artificiale.
E’ forse questa la caratteristica che accomuna tutti i personaggi di queste novelle: una stanchezza, una spossatezza, una mancanza di entusiasmo per la vita che sfugge di mano, come i grani di corallo “rosso come l’ira” che si sparpagliano dappertutto nell’ultima storia.
Un braccialetto che si rompe e con i coralli si perdono tutti i ricordi e non c’è più niente che abbia valore.
Cieli grigi, rami spogli di tigli, odore di neve, la tristezza sfinita dell’estate di San Martino: è questa la natura che meglio si addice ai protagonisti di nove storie elusive e sottilmente inquietanti.
Judith Hermann, Casa estiva, più tardi Ed. e/o, pp.152, L.25.000
Marilia Piccone 29-08-2001