ISTANBUL COPERTA DALLA NEVE, 1591. UN MINIATURISTA SCOMPARE E VIENE TROVATO MORTO IN UN POZZO. Stava lavorando ad un libro segreto che Zio Effendi preparava per il Sultano, insieme ad altri tre miniaturisti. Anche Zio Effendi viene brutalmente assassinato.
Suo nipote Nero deve scoprire il colpevole, se vuole sposare la cugina Seküre, che aspetta invano da quattro anni il ritorno del marito dalla guerra e di cui lui è sempre stato innamorato.
La trama gialla è solo un mezzo per un romanzo di ben altre aspirazioni: rappresentare due mondi a confronto, l’Oriente e l’Occidente.
Sono due modi diversi di porsi davanti alla realtà, alla religione e ai grandi problemi dell’ universo, identificati nelle due scuole di miniatura di Maestro Osman e di Zio Effendi.
Per Osman è giusto seguire la tradizione: non si deve rappresentare quello che l’occhio vede ma quello che Allah vede, un’astrazione della realtà, perfetta e immutabile per sempre. La cecità è lo stato di visione supremo, quando non è più necessario vedere per dipingere, perché tutta la realtà è già impressa nella memoria del miniaturista.
Zio Effendi, invece, è affascinato dalle tecniche dei pittori occidentali, perché l’arte concepita secondo i loro canoni offre l’eternità sia a chi viene rappresentato nel ritratto sia a chi lo esegue che si caratterizza con un suo stile differenziato. Ma questa è una visione peccaminosa dell’arte, un’offesa per Allah, l’unico eterno.
Voci diverse intervengono nel romanzo a raccontare la storia, come diverse pennellate del miniaturista che rifinisce la cornice di una pagina per lasciar spazio al racconto nella parte centrale.
I capitoli portano alternativamente il titolo di chi parla, da 'Io sono il morto', ai 'Quattro miniaturisti', a 'Di me diranno che sono un assassino', a 'Nero'.
Invidie e rivalità, ma anche diverse forme di amore, arte e religione, in una ridda di storie dentro altre storie, come quelle raccontate dalla bella Sheherazade nelle Mille e una notte, per tracciare un grandioso arazzo di un mondo che non ha ancora deciso se lasciarsi incantare dalle novità dell’Occidente o restare ancorato alle tradizioni, perché, come dice Zio Effendi, ad Allah appartengono l’Oriente e l’ Occidente.
Orhan Pamuk, Il mio nome è rosso,Casa Ed. Einaudi, pp.439, L. 38.000
Marilia Piccone 27-09-2001