KURT KURTOVIC È COME DIRE 'KURT FIGLIO DI KURT', e questo non ci dice proprio nulla sull’identità di un padre, anzi, sembra asserire l’ identificazione di padre e figlio.
E Kurt, il protagonista di Sangue innocente, sa ben poco di suo padre: che è giunto nel 1947 negli Stati Uniti dalla Jugoslavia, che ha fatto arrivare la moglie da Zagabria, come per posta.
E’ solo quando sua madre muore che gli dà il Corano che era appartenuto a suo padre e Kurt, biondo e con gli occhi azzurri, scopre di essere figlio di un musulmano. Si arruola nei Rangers: un corpo scelto dell’ esercito il cui mestiere è la guerra.
Non bisogna pensare, bisogna uccidere, qualunque sia il nemico dichiarato dal governo. E bisogna imparare a separare la vita privata dal 'lavoro'.
Dalla guerra nella giungla, a Panama, alla guerra nel deserto, contro Saddam Hussein. E’ il 1990 e Kurt non dimenticherà più quello che ha visto: l‘amico che muore per una bomba al fosforo; la Squadra di Pulizia che rende 'presentabile' la scena della guerra: la massa vuole vedere uno spettacolo, la vittoria deve essere depurata e non disgustosa, avanti con la prossima guerra e il prossimo nemico.
E nel Kuwait Kurt apre il Corano e legge la frase 'ogni anima conoscerà il sapore della morte' e riconosce la sua, di anima, in quelle parole. Inizia così la terza fase della sua vita: il ritorno nella terra di suo padre, l’ avvicinamento all’Islam.
Ancora un paese in guerra, la Bosnia. Musulmani eliminati dai serbi, pulizia etnica. Kurt è maturo per unirsi alla jihad, la guerra santa, convinto dall’ amico Rashid.
Nella jihad non si combatte il nemico, si combatte il male e parte del male è l’enorme, ignorante America.
Quarta fase: Kurt è la persona ideale 'per diffondere la parola di Dio in America', perché è invisibile, il suo aspetto fisico lo pone al di sopra di ogni sospetto. Rashid ha in mano 'la Spada dell’Angelo del Signore', un’arma segreta, in grado di uccidere centinaia di migliaia di persone.
Il ritmo del romanzo si fa sempre più accelerato, nell’ avvicinarsi del Giorno del Giudizio, e poi rallenta, aumentando la tensione allo spasimo in attesa dell’epilogo.
Lasciamo al lettore il gusto dei dettagli sulla Spada, sulla sua efficacia e sul quesito del futuro di Kurt, quando scopre di essere stato di nuovo usato come uno strumento di guerra.
Un ottimo Bildungsroman del XX secolo, scritto da Christopher Dickey, giornalista di Newsweek e di Washington Post. Un’anticipazione tragicamente profetica dell’ attentato terrorista di questo settembre.
Christopher Dickey, Sangue innocente,
Ed. MeridianoZero, pp.286, L.26.000
Marilia Piccone 20-09-2001