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INCONTRO CON TAHAR BEN JELLOUN
L'Islam spiegato ai nostri figli
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Tahar Ben Jelloun trucco! QUELL’11 SETTEMBRE ERAVAMO TUTTI INCOLLATI DAVANTI AL TELEVISORE, domandandoci se quello che vedevamo era un film, perché non poteva essere vero.
   Quando Tahar Ben Jelloun, scrittore marocchino residente in Francia, rientrò a casa quella sera, trovò la figlia che, davanti alle immagini drammatiche che scorrevano sullo schermo, spiegava al fratello che i musulmani sono cattivi e che avevano ucciso un sacco di persone.
   E’ Ben Jelloun stesso che ce lo racconta, per spiegarci il perché di questo libretto di 100 pagine, “L’Islam spiegato ai nostri figli”, appena uscito in libreria.
   Un libro che è nato con l’intento di spiegare l’Islam ai giovani, di chiarire le idee confuse, di correggere gli errori storici e linguistici che si sentono ripetere un po’ dovunque in questi giorni.
   E’ sempre lui che ci dice, tra gli stucchi dorati dell’ Hotel Principe di Savoia a Milano dove ha ricevuto i giornalisti, che non ha voluto fare un libro militante, perché non è sua intenzione promuovere l’Islam e che, come lui stesso ha imparato molto dalle ricerche che ha fatto prima di iniziare a scrivere, spera che queste pagine insegnino qualcosa anche agli adulti.

Signor Ben Jelloun, secondo Lei, in quale misura l’integralismo islamico deriva da un’assenza di democrazia e da un’ arretratezza economica e sociale dei paesi musulmani e quanto invece da un’interpretazione trionfalistica di un particolare credo religioso, da cui consegue una rivolta culturale contro l’Occidente moderno e laico?

L’integralismo si nutre di tre elementi: sottosviluppo economico, ignoranza e assenza di democrazia. Se una società è democratica e ha uno stato di diritto, la religione ha poca presa sull’individuo.
   L’integralismo si sviluppa dove questi valori non esistono, dove il potere economico è nelle mani di pochi e la democrazia non è sviluppata. In questo caso la religione riesce ad attirare a sé le masse e quelli che non sanno da che parte stare.
   Inoltre il Corano può dare adito a parecchie interpretazioni e gli integralisti sfruttano i testi a loro vantaggio. E’ per questo che è necessario ristabilire la verità storica e questo è lo scopo del mio libro.

Che cosa può fare il mondo occidentale perché emergano posizioni più moderate?

L’occidente ha tutti i mezzi per sostenere la democratizzazione dei paesi arabi.
   Ritengo che, finché non ci sarà uno stato di diritto in tutti gli Stati, finché non sarà riconosciuta la soggettività dell’individuo, tutti gli estremismi sono destinati a proliferare.
   L’Unione Europea ha da sempre rapporti di commercio con i paesi arabi, in particolare con l’Arabia Saudita che, come sappiamo, appoggia gli integralisti.
   Chissà perché gli Stati Uniti non vedono quello che accade in Arabia Saudita, le ingiustizie nei confronti di uomini e donne. Finché non verranno instaurate delle vere democrazie in questi paesi, il fondamentalismo non potrà far altro che proliferare, qualunque sia la religione. Il vero problema non è di natura religiosa, ma sta nel permettere che emergano situazioni che favoriscono gli estremismi.

In questo periodo in Italia sembra che il Corano sia diventato un best-seller. Nel mondo islamico, però, non c’è interesse per noi, per conoscere una religione diversa.

La chiusura delle società musulmane è recente: all’apogeo del mondo arabo, come spiego nel mio libro, c’era un’apertura, una curiosità verso il mondo esterno che oggi manca.
   Oggi i musulmani sanno solo alcune cose delle altre religioni e degli altri popoli: è quello che ho definito, nel libro, la decadenza del mondo arabo-musulmano, che si riassume in un’arretratezza economica, politica e giuridica.

Come crede che stia cambiando il ruolo della donna nell’Islam? Pensa che le donne in Afghanistan abbandoneranno il burqa?

I fatti a cui assistiamo ci fanno sperare che le donne in Afghanistan si libereranno dal burqa, ma è troppo presto per dire qualcosa. Il futuro della donna dipende dalla lotta della donna e degli uomini nei vari stati.
   L’Islam non favorisce la donna, non facilita il ruolo della donna nella società. Però non è contro la parità tra uomo e donna.
   Esistono dei testi per giustificare l’inferiorità della donna, ma se l’uomo accetta che il diritto di parità venga concesso, questo è possibile.

Nei suoi romanzi uno dei temi centrali è quello dell’identità. Riflettendo sulla religione nei paesi islamici, abbiamo dimenticato la parola “colonialismo” che ci riporta al tema dell’identità. Lei ha scritto di arabi emigrati in Europa. Pensa che la religione, anche nelle sue forme estreme, possa essere la strada per riacquistare un’identità violentemente offesa durante l’epoca coloniale?

Parlo del colonialismo come dell’inizio della decadenza. E’ vero che l’Islam resta un forte elemento di identità malgrado il colonialismo.
   Il pericolo sta nel fatto che, quando una religione diventa un’identità, può degenerare in integralismo. Per quello che riguarda la realtà francese, dopo l’11 di settembre molti responsabili di moschee hanno scelto di intervenire e hanno affermato di non sostenere Bin Laden.
   In Francia i musulmani sono 4 o 5 milioni. Gli immigrati hanno assorbito i valori della democrazia francese: desiderano la democrazia e vogliono il mantenimento di questi lavori. Se tornassero nei paesi d’origine, porterebbero un germe di democrazia.
   Penso che la Francia possa essere un modello che dimostra che l’Islam e la democrazia non sono incompatibili.

Che cosa pensa di come l’Occidente utilizza l’immagine femminile?

Mi schiero con le femministe in questo caso. Il musulmano è traumatizzato, disturbato da questa mercificazione del corpo della donna che è un aspetto della nostra società liberista. E’ una degenerazione del commercio, del denaro.

Quale pregiudizio, tra quelli che le è capitato di osservare in Italia, le risulta peggiore?

Penso che i pregiudizi maggiori siano stati quelli di Berlusconi e della Fallaci: hanno riunito il maggior numero di sciocchezze possibili.
   La Fallaci dimostra di conoscere l’Islam in maniera approssimativa e la sua reazione è dovuta a fatti personali, al regolamento di conti con un uomo. Il caso di Berlusconi è più grave perché è un capo di stato e non può comportarsi come il cameriere di un bar.
   Pensavo di dedicargli il libro, ma mi è stato sconsigliato. Gliene invierò una copia con dedica, visto che si ritiene un uomo di cultura.

Tahar Ben Jelloun, L'Islam spiegato ai nostri figli,
Ed. Bompiani, pp. 99, L.12.000


Tahar Ben Jelloun, Il razzismo spiegato a mia figlia
Ed. Bompiani, pp.62, L.9.000

Marilia Piccone  24-11-2001

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