REDUCE DAL SUCCESSO DELLA FORTUNATA SERIE TELEVISIVA "DISTRETTO DI POLIZIA 2", di cui è uno degli sceneggiatori, Marcello Fois, scrittore sardo trapiantato a Bologna, si trova a Roma per l'inaugurazione del nuovissimo punto Einaudi, casa editrice che pubblica Fois fin dal suo debutto di "Ferro recente".
La sua scrittura tratta essenzialmente intrecci noir in modo diverso dal solito: le sue storie catturano per suspence e originalità e vengono trattate con una sensibilità inconsueta per questo genere. Ci parla di progetti, di scrittura, di memoria.
Qual è il segreto della sua scrittura, che tratta i classici temi del giallo e del noir senza dimenticare la politica, la cultura, l'aspetto sociale?
Sostanzialmente il percorso segreto del successo è che in Italia diventa un modo per dire altro, un escamotage per usare un genere consolidato ed aprirlo ad altro. Credo ci siano due motivi dietro a questa scelta: innanzitutto la necessità di raccontare storie, e poi bisogna tenere conto del lettore.
Comunque non dimentichiamo che questa forzatura è tutta europea, e non è una novità, in Italia ad esempio abbiamo già avuto Gadda o Buzzati. Per questo la nostra generazione di giallisti si sviluppa sull'orma di una continuità.
In "Gap" ha cristallizzato l'abisso tra i problemi e le responsabilità di due diversi gruppi di ventenni: il primo che combatte con la Resistenza, mentre l'altro vive tra macchine veloci, droghe e discoteche. Qual è l'origine del gap tra queste due generazioni?
Basta accendere la televisione o osservare i politici che ci governano. Ci guida l'oblio, l'assenza di memoria colpevole e in mala fede, per la necessità di rimuovere.
E i meno colpevoli sono proprio i ragazzi, in questa assenza di presa di responsabilità della situazione attuale.
Nei suoi libri spesso parla della sua terra d'origine, la Sardegna.
Parlare delle realtà locali è un modo per conclamare un'identità utile che non chiude ma al contrario apre. Se invece l'identità diventa prigione, è meglio non averla.
E cosa la colpisce di Bologna, città d'adozione?
Da Bologna ho capito meglio il posto da cui venivo, la distanza mi ha aiutato. Inoltre mi ha fatto sentire centrale rispetto alla periferia. Ho imparato ad amare molto il paesaggio e lo spirito della pianura padana.
Qual è il bilancio della collaborazione televisiva con "Distretto di polizia"?
All'inizio non volevo fare televisione perché non la guardavo. Ma in fondo se si cede allo snobismo radicale si migliora.
Lavorare col "Distretto" mi ha dato una grande tranquillità perché mi ha permesso di affrontare un nucleo, attorno al quale si possono dibattere problemi molto grossi come il razzismo.
E ora cosa c'è nel suo futuro?
Con mia grande soddisfazione, sarà pronto per il festival di Venezia di settembre un film su Ilaria Alpi di cui ho curato la sceneggiatura, che vede come interprete Giovanna Mezzogiorno. A giugno uscirà poi per Einaudi "Piccole storie nere", un'antologia di racconti apparsi negli ultimi cinque anni.
Davide Berselli 14-05-2002