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OCCHIO DI GATTO, MARGARET ATWOOD
La vita in una biglia di vetro
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La copertina trucco! C’È CHI PENSA CHE L’INFANZIA SIA UN’ETÀ FELICE. Forse perché si dimentica, o perché in prospettiva i drammi vissuti da bambini ci sembrano poca cosa.
   Ma se proviamo a rivivere col pensiero certi episodi non è possibile sfuggire all’angoscia, alla paura e alla solitudine che certamente ognuno di noi in alcuni momenti ha provato. La protagonista del libro della Atwood, Elaine Risley, è una pittrice famosa e ritorna a Toronto, dove è cresciuta, per una mostra retrospettiva dei suoi quadri.
   E’ l’occasione per riguardare la sua vita, non c’è neppure bisogno di andare in cerca dei ricordi, perché sono loro ad assalirla. Ecco, a lei era sembrato che gli anni felici terminassero proprio con l’ arrivo a Toronto, quando avrà avuto otto o nove anni. La sua era una famiglia anticonformista, il padre ricercatore biologo, senza una dimora fissa.
   Elaine si era aspettata tanto dalla nuova vita stabile, con una vera casa, la scuola, delle amiche. E invece era diventata presto l’oggetto delle punzecchiature, delle torture psicologiche, dei giochi di forza del terzetto Grace – Carol – Cordelia. Soprattutto di Cordelia, così gelidamente spietata. Fino al giorno in cui l’ avevano lasciata nella neve ed era quasi morta congelata. Fine dell’amicizia.
   La voce narrante usa sempre il tempo presente, sia che impersoni Elaine bambina, e poi adolescente, studentessa d’arte che vive il suo primo amore con un insegnante più vecchio, sia che racconti della mostra dell’Elaine di mezza età e del suo incontro con l’ex- marito, finché le due storie si incontrano e sappiamo tutto della vita e dei pensieri di Elaine.
   Una costante simbolica: la biglia di vetro con l’interno screziato, del tipo che chiamavano “occhio di gatto”, una biglia preziosa da non scambiare, una specie di portafortuna che Elaine ritrova adesso per caso e che sembra contenere tutto il suo passato. Ma c’è anche l’occhio dello specchio – quello del famoso quadro “I coniugi Arnolfini” di van Eyck e che Elaine ha ripreso in un suo dipinto. Nel riflesso compare, vista da dietro, un’Elaine più giovane e tre bambine vestite alla moda degli anni ’40.
   O ancora l’ occhio verde del vecchio modello di radio nella casa della sua infanzia. Un occhio che osserva quarant’anni di vita.
   C’è dell’altro ancora in questo romanzo della scrittrice canadese Margaret Atwood, più volte candidata al premio Nobel. Un filone femminista che, fin dalle bellissime e intense pagine dell’infanzia di Elaine e dei suoi giochi con il fratello, mette in luce quanto gli stereotipi dell’ educazione diversa impartita ai maschietti e alle bambine possa influenzare le scelte di vita, sia nel campo sentimentale sia in quello del lavoro. Un romanzo che resterà un classico.

Margaret Atwood, Occhio di gatto Ed. Ponte alle Grazie, pagg. 461, Euro 15,50

Marilia Piccone  18-04-2002

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