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NERO PAKISTAN, MOHSIN HAMID
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La copertina trucco! OZI E DARU AVEVANO SEMPRE FATTO TUTTO INSIEME DA RAGAZZI, GIOCATO, STUDIATO, FUMATO LE PRIME SIGARETTE E ALTRO, CORTEGGIATO LE RAGAZZE.
   Dopo le scuole superiori le loro strade si erano separate. Poco importava che Daru fosse uno studente brillante, era Ozi, il ricco Ozi, che sarebbe andato a studiare all’università in America. Daru non era neppure riuscito a finire gli studi, perché aveva dovuto accettare un posto in banca.
   Adesso, neppure trentenne, Daru viene licenziato per aver mancato di rispetto a un cliente. Chissà, forse lo ha fatto apposta, perché arriva un momento in cui non se ne può più di chinare la testa. Ed è in questo momento che incontra nuovamente Ozi, ritornato dall’America.
   La differenza fra di loro non potrebbe essere maggiore. Ozi è un uomo di successo, ha una bella moglie, un figlio, una macchina enorme, un giro di conoscenze ricche. Non si fa più le canne. Eppure, come già c’era una provenienza sospetta dietro i soldi di suo padre, così dietro la rispettabilità di Ozi c’è una corruzione ben più profonda e diversa da quella che porterà Daru in un’aula del tribunale.
   Daru, incapace di uscire dalla sua situazione, cade nel giro della droga, diventa uno spacciatore e finisce per accettare di fare una rapina. Ma è spinto dalla disperazione e dall’umiliazione: le barriere delle classi sociali non cadono mai, è inutile cercare di sollevarsi dalla propria situazione. Anche la moglie di Ozi, l’inquieta e insoddisfatta Mumtaz che ha una storia d’amore con Daru, non lascerà mai la sicurezza del matrimonio per lui.
   Il cinismo, la fredda crudeltà e la mancanza di rispetto per la vita umana con cui Ozi abbandona sulla strada il corpo del ragazzino che ha investito con noncuranza, sono tutt’altra cosa. Quando Daru viene arrestato, è talmente fatto che non sa neppure che cosa è successo e di che cosa viene accusato. Non pensava che la vendetta potesse essere così meschina.
   Una storia che ha qualcosa de “Il grande Gatsby” nella sua accusa alla facciata di ipocrisia dei ricchi e che si svolge in un Pakistan completamente diverso da quello a cui una certa letteratura ci ha abituato. Niente folklore e colore locale. Questo è un Pakistan moderno in cui si guarda con sospetto ai fondamentalisti e l’adozione dei modelli di vita occidentali fa risaltare ancora di più alcune incongruità, come il fatto che Daru abbia un servitore e che la sua rispettabilità possa venire intaccata – come ci fosse ancora qualcosa da intaccare – quando questi lo abbandona.
   Anche se lo stile narrativo non è nuovo nel suo alternare voci diverse, la storia di “Nero Pakistan” cattura il lettore che sente quanto sia inevitabile il disintegrarsi della personalità del protagonista nella sua consapevole ma irrevocabile volontà di autodistruzione, come la sorte delle falene che infestano la sua casa e che restano bruciate dalle fiamme da cui vengono attratte.

Mohsin Hamid, Nero PakistanEd. Piemme, pp.281, Euro 16,90

Marilia Piccone  21-03-2002

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