CON 'SI CHIAMA FRANCESCA, QUESTO ROMANZO' LA SAGRA DI LEARCO FERRARI È GIUNTA AL SESTO EPISODIO.
E non si tratta qui delle avventure di un detective o un poliziotto o un elfo o altro. Learco Ferrari è il fedele alter ego di Paolo Nori, è lo sguardo dell’autore sul mondo che lo circonda, è un personaggio che si evolve di romanzo in romanzo, di pari passo con lo scrittore stesso.
È il traduttore di manuali tecnici e magazziniere part-time per pagare le bollette; è lo scrittore che attende risposte dalle case editrici; è lo scrittore al quale pubblicano dei racconti su una rivista; è lo scrittore al quale pubblicano un romanzo, poi un altro e un altro ancora; è lo scrittore ormai affermato, quasi premiato a Viareggio e invitato a convegni e letture; è il fumatore di Nazionali che le altre sigarette costano troppo; è il coinquilino della gatta Paolo; è il fidanzato scaricato e poi nuovamente innamorato; è la vittima di un brutto incidente in auto; è il ricoverato al reparto grandi ustionati; è il musicista dei “Bogoncelli”. Learco Ferrari è “umano” e divertente. Ed è il protagonista dei romanzi di Paolo Nori. Tutto qui.
Paolo Nori continua a scrivere di sé e delle cose che gli stanno vicino, e scrive molto: dal 1999 (esordio con “Le cose non sono le cose” – Fernandel) a oggi sei libri – e il prossimo è già pronto per Febbraio – in media un libro ogni sei mesi. Il tutto scritto, ovviamente, in prima persona, con un linguaggio che - se deve molto a Thomas Bernhard - deve molto soprattutto ad un’oralità disseminata di congiuntivi sbagliati, di “che” di “mica” e tutte quelle cose scritte come si pronunciano (io ciò sonno e fame, per esempio).
Il dono di Nori sta proprio in questo: una capacità di raccontare cose e raccontarle in modo divertente, sia che si tratti dell’attesa di una telefonata, sia che si tratti di mesi di ricovero in un ospedale. I suoi romanzi sono dei contenitori, nei quali vi è presente un po’ di tutto - dalle storielle ai ricordi (grandiosa la parentesi su Londra, presente in “Si chiama Francesca, questo romanzo”) ai riferimenti ad altri scrittori e libri - ed è proprio l’accostamento indiscriminato di elementi che rende sempre diversi (nella loro somiglianza) i suoi lavori.
In “Si chiama Francesca, questo romanzo” Learco Ferrari torna a casa, dopo un incidente automobilistico che gli ha causato gravi ustioni e una lunga degenza in ospedale. Tenta un difficile ritorno alla normalità, incontra una ragazza con la quale andrà (si spera) a convivere e continua a chiacchierare con le voci che stanno nella sua testa, non appartenenti – come nei passati romanzi – agli angeli o diavoli, ma sono solamente “le voci” che stanno nella sua testa.
Sono principalmente due gli elementi di novità, rispetto alla passata produzione di Nori. Il primo è la presenza di capitoli ben definiti, quasi a legittimare la dicitura “romanzo” presente nel titolo. Gli altri romanzi di Nori, infatti, iniziavano e finivano senza “avvertire”, senza alcun preludio se non il numero stesso della pagina, come avviene quando si accende la radio e si entra a metà di un discorso o di una canzone.
Il secondo è un’ulteriore gioco con l’elemento autobiografico. Infatti, Learco Ferrari è alle prese con vecchi amici, e nuove conoscenze, che desumono i suoi gusti e i suoi comportamenti dagli elementi biografici presenti nei suoi romanzi. L’incipit stesso del libro avverte “Quasi tutta la gente che mi parla delle cose che scrivo, sono quasi tutti convinti che sono autobiografiche, le cose che scrivo. C’è una mia amica, si chiama Cristina, quando le racconto delle cose della mia vita lei mi dice Lo so. Oppure mi dice No, non è vero. Non ti ricordi cosa dicevi in Spinoza? mi dice. Io di solito non mi ricordo”.
Paolo Nori, Si chiama Francesca, questo romanzo, Einaudi, pp.199, Euro 8.50
Stefano Baschiera 16-12-2002