AVETE PRESENTE QUEGLI INVESTIGATORI PRIVATI DA FILM NOIR ANNI ’40, MALINCONICI E SCONTROSI, INGAGGIATI DALLA CLASSICA DARK-LADY IN ATMOSFERE NOTTURNE E PIOVOSE?
Scordatevi tutti questi luoghi comuni e lasciatevi trasportare dal ritmo indiavolato di questo nuovo libro della spigliata e fantasiosa Brigitte Aubert.
Il romanzo vede la bella e antipatica Charlotte richiedere i servizi di Dag, un allegro e ironico investigatore di colore non più giovanissimo, per cercare il proprio padre che vent’anni prima ha conosciuto e abbandonato sua madre, poi suicidatasi. Il detective, correndo su e giù per i Caraibi, non immagina neanche in che storia si andrà a cacciare: trafficanti di droga, inseguimenti, serial killers e scoperte sconvolgenti saranno all’ordine del giorno.
Il libro scorre veloce come un film, misto di vari generi, e forse il suo impianto cinematografico non è proprio casuale visti i precedenti di sceneggiatrice dell’autrice. La “detective’s story” iniziale diventa presto un misterioso giallo, che poi va tingendosi da thriller d’azione per terminare, nella sua parte finale, da vero e proprio “pulp”, crudo come il sangue.
Colpisce davvero l’originalità delle atmosfere, non cupe e nere ma caraibiche e solari, e dei personaggi, con un investigatore mai elegante e ambiguo ma schietto, irriverente e appassionato di surf. Il tutto è circondato da uno stuolo di “figuri” con una psicologia appena abbozzata, ma veramente efficaci e azzeccati per dar colore alla storia.
E i pregi del romanzo non finiscono qui: lo stile volutamente scomposto e frenetico sembra rincorrere gli avvenimenti, rendendo il tutto molto dinamico e appassionante: i colpi di acceleratore della Aubert danno le vertigini al lettore, a scapito forse della logica e della coerenza narrativa, ma l’alternarsi del punto di vista del narratore, senza che ne venga sempre svelata l’identità, complica in maniera intrigante l’intera trama. I continui colpi di scena piombano sulle pagine dal nulla, senza nessun preavviso, e specialmente nell’ultima parte l’esplosione di violenza “tarantiniana” risulta piuttosto spiazzante.
In poche parole “Requiem Caraibe” non è un libro per chi cerca profondi sentimenti e vocaboli raffinati, ma una ricetta ideale per divertirsi e svagarsi senza dover riflettere troppo; l’unico piccolo sforzo è richiesto nel finale esplicativo, da vero e proprio psico-thriller di serie A.
Brigitte Aubert, Requiem Caraibe, Robin Edizioni, pp.336, Euro 11.00
Valerio Gagliardelli 10-12-2002