GRANDE DELUSIONE PER QUEST’ULTIMO ROMANZO DI WILLIAM TREVOR, l’autore irlandese che ha conquistato il Regno Unito con i suoi precedenti lavori, tra i quali spicca il coinvolgente “Il viaggio di Felicia”.
La storia inizia, neanche a farlo apposta, nell’Irlanda degli anni ’20, e prosegue lungo tutto il ventesimo secolo raccontando la vita di Lucy Gault e dei suoi cari. Quando la sua famiglia si trova costretta ad emigrare a causa delle minacce degli abitanti del luogo, che non vedono di buon occhio le origini inglesi della signora Gault, la piccola Lucy di otto anni si perde nel bosco e vi resta bloccata per una caviglia rotta, ma il fortuito ritrovamento di un suo indumento sulla spiaggia la fa credere annegata.
Quando, giorni dopo, i custodi della casa ormai abbandonata la rinvengono quasi morta ma salva, i genitori sono già in viaggio verso l’Italia, distrutti dal dolore ed irrintracciabili, ignari di ciò che li aspetterebbe a casa. A Lucy non resta altro che aspettare, abbracciata alla sua solitudine e alla speranza che un giorno il padre e la madre ritornino in Irlanda.
L’attesa snervante della ragazza, però, perde subito di interesse, lasciando al lettore la sensazione di sprecare qualsiasi percorso narrativo alternativo: manca il realismo della situazione dei contadini irlandesi di metà secolo, l’aggressività della tragedia familiare e viene snobbata addirittura l’ipotetica strada del brioso romanzo d’avventura, della ricerca dei propri genitori.
Le descrizioni mancano di originalità, l’ambientazione è da cartolina irlandese monolitica e tutto è invaso da una malinconia pesante ed omogenea; nemmeno una ventilata storia d’amore e la Grande Guerra portano la minima scossa alla narrazione. L’unico pregio del libro, forse, è di non cadere mai in un sentimentalismo smielato fine a sè stesso, ma nell’ultima parte del romanzo Trevor prova a liberare la psicologia dei personaggi, scadendo in una prolissità di linguaggio indigesta.
Riesce davvero difficile riconoscere l’autore del bel “Il viaggio di Felicia” in questo libro, almeno quanto immaginare che egli possa aver sorriso almeno una volta durante lo stesura di questa storia piatta e vuota, che non può nemmeno ambire all’indifferenza del lettore. Basterebbe una sola parola a spiegarne il contenuto: noia.
William Trevor, La storia di Lucy Gault, Ugo Guanda Editore, pp.276, Euro 14,50
Valerio Gagliardelli 19-11-2002