SARDEGNA, SONO I GIORNI IN CUI SOFFIA IL MAESTRALE, IL VENTO MALEDETTO CHE TENDE COME VELE GLI SCIALLI NERI DELLE VECCHIE PER STRADA, che ributta indietro le parole a chi cerca di parlare, fa lamentare le assi del tetto e ride in faccia a Bustianu che si trova a dover fare delle scelte, sia nella sua vita privata sia in quella pubblica come avvocato difensore.
In questo terzo romanzo di Marcello Fois che ha per protagonista l' avvocato-poeta Sebastiano Satta ( conosciuto a Nuoro come "Bustianu"), il bandito Dionigi Mariani chiede di essere discolpato dall' accusa di aver ucciso una donna per vendicarsi del fratello di lei. Bustianu sembra non accettare la richiesta, non si lascia intimidire da nessuno, nonostante le modalità dell' incontro tra i monti della Barbagia, non accetta soldi dal bandito, ma inizia le sue indagini perché ci sono delle prove che gli fanno pensare che Mariani sia innocente - almeno di questo - e che ci siano delle manovre molto più in alto per sfruttare il brigantaggio a favore del governo.
Bustianu si spinge troppo in là, si pronuncia apertamente contro le cosiddette leggi speciali che mettono il tribunale sullo stesso livello dei delinquenti, diventa un personaggio scomodo e pericoloso e sarà il bandito Mariani stesso a salvargli la vita. Sono giorni di delusione e di rabbia impotente, quelli della scoperta di "un altro mondo", e sono anche gli stessi giorni in cui Bustianu decide di portare allo scoperto la sua storia d' amore contrastata dalla madre.
Il libro è pieno di scene bellissime - da quella di apertura, di Bustianu e Zenobi a cavallo che si inoltrano tra le rocce per sbucare in ancora un altro mondo diverso, quello dei banditi questa volta, a quella delle due donne in chiesa - la madre di Bustianu che non si muove dalla panca perché non vuole che l' altra, la donna amata dal figlio, le rivolga la parola -, a quella della disperazione di Bustianu quando teme che Clorinda voglia terminare la loro storia, o dello sdegno politico nell' incontro con Pais Serra. E poi la natura, che è un personaggio a sé stante, descritta con un linguaggio poetico e splendidamente visivo che colora per noi un pomeriggio di "ocra, oro e croco" (magnifica allitterazione), distingue infiorescenze e arbusti, appende le stelle nel cielo, accosta l' immagine di un gatto nero ( un eco della poesia di T.S.Eliot?) a quella della notte accucciata sulla terra, per poi trasformarla in quella di un gatto grigio che tiene il mattino fra le grinfie.
Ancora un'osservazione sulla lingua sarda che Fois usa con perfetta discrezione, quel tanto che basta per contribuire a suggerire l' asprezza dei luoghi, l' altera dignità delle persone nelle vocali dal suono cupo, nelle consonanti doppie sonoramente chiuse che evocano un' isola di un altro mondo.
Marcello Fois, L' altro mondo Ed. Frassinelli, pp.199, Euro 12.00
Marilia Piccone 30-11-2002