NOVANTASETTE PAGINE PER DIRE TUTTO. UNA COSTRUZIONE PERFETTA, IN QUESTO RACCONTO LUNGO DELLO SCRITTORE AMERICANO TOBIAS WOLFF.
Introduzione: la famiglia Bishop: un padre che ama i cambiamenti e, quando lascia la moglie per un'altra donna, il primogenito Philip prosegue più o meno normalmente la sua vita, mentre il figlio minore Keith resta profondamente turbato e finisce per unirsi agli hippies, in San Francisco.
Parte centrale, non più raccontata da un narratore esterno in terza persona, ma da Philip stesso, pur sempre con un tono pacato e distaccato. Philip si è arruolato, è il 1967, nel campo di addestramento la maggior parte dei soldati ha già servito in Vietnam. Philip si trova isolato, insieme ad altri due ragazzi, Lewis e Hubbard.
Nessuno gli rivolge la parola, se non per dargli degli ordini. Ed è in questa fase di apprendistato e di esaltazione per la simulazione di potenza offerta da una divisa e dalle armi, che i tre ragazzi vengono per due volte fortemente tentati di cedere alla violenza. In due circostanze che assumeranno un valore simbolico: impossibile non vedere, nella minaccia d' incendio vicino al deposito di munizioni, il bagliore della conflagrazione di una guerra lontana e nell' insulto, "fantoccio della CIA", lanciato da uno dei dimostranti pacifisti, la spaccatura drammatica che si aprirà negli Stati Uniti.
Dopo un breve intermezzo, nuovamente narrato in terza persona, in cui vediamo Lewis che cerca altre maniere per provare la sua virilità, Philip riprende la parola per arrivare velocemente alla conclusione. I furti, la scoperta del colpevole, il pestaggio. La frase "tutto questo successe anni fa" colloca gli avvenimenti nel passato, un tempo su cui Philip preferisce sorvolare dicendo che suo fratello ha vissuto con la madre per 12 anni, "mentre io ero in Vietnam", e a noi lettori non resta che immaginare quale sia stata questa esperienza di 12 anni in 5 parole che ha macchiato lui, l' innocente che diventa il colpevole.
Perché Lewis non è partito perché radiato dall'esercito per indegnità. Perché Hubbard ha disertato, passando il confine con il Canada. Di quei tre ragazzi che minacciavano la gente col fucile, solo Philip ha fatto la guerra. "Per cosa poi", è la riflessione amara di un uomo che non avrebbe voluto essere quello che è.
Un libro sul diventare adulti, quando si passa senza accorgersi quella linea d' ombra conradiana oltre la quale è impossibile tornare indietro. Uno stile sobrio, asciutto, essenziale. Da leggere.
Tobias Wolff, Il colpevole, Ed. Einaudi, pp.97, Euro 8.50
Marilia Piccone 30-11-2002