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LA MORTE DI CARLOS GARDEL, ANTONIO LOBO ANTUNES
Ultimo tango per il Portogallo
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La copertina trucco! QUANDO CARLOS GARDEL MORÌ IN UN INCIDENTE AEREO NEL 1935, TUTTA L’ARGENTINA PRESE IL LUTTO.
   Con la scomparsa de “la Voce”, del “Mago”, si disse che scompariva anche il tango. La musica di Carlos Gardel è il leit motiv del romanzo dello scrittore portoghese Antonio Lobo Antunes, l’ultimo di una trilogia.
   E se Carlos Gardel impersona la nostalgia del passato, la sua morte viene a significare la morte di un’ epoca per il Portogallo. Il tango, che esprime sentimenti estremi, amore e odio, attrazione e ripulsa, felicità e desiderio di morte, sessualità ed erotismo, è la colonna sonora su cui si distaccano le voci dei protagonisti.
   Una famiglia riunita vicino al letto d’ospedale in cui il ragazzo, Nuno, è in coma per overdose. Una famiglia in disfacimento, in cui ognuno narra una storia di infelicità. Nuno, il figlio non voluto, è cresciuto con la madre dopo la separazione dei genitori. La figura di suo padre si identifica per lui con quella di Carlos Gardel, e la musica di quei dischi sentiti centinaia di volte diventa la parte dell’infanzia ancora intatta, quando padre e madre stavano ancora assieme. Per il padre, Alvaro, questa musica è un’ossessione e finisce per credere che in realtà Gardel non sia morto, perché lo riconosce in un patetico vecchio ballerino di tango che gli assomiglia.
   La madre di Nuno ha una relazione con un ragazzo che ha l’età di suo figlio e naturalmente Nuno ne è geloso. Anche la zia medico, sorella di Alvaro, è vicino al letto di Nuno. Lei ha scelto la compagnia delle donne, perché nessun amore può essere paragonato a quello per il fratello. Altre voci ancora, l’amante della madre, la compagna della zia, amiche, la domestica, la nuova moglie di Alvaro, in un alternarsi di discorso diretto, di frasi riportate e di flusso di coscienza. Dialoghi su piccoli avvenimenti, che ci portano in cucina, in camera da letto, in ospedale, in un ospizio per vecchi. Fuori, un Portogallo moderno, che ha subito grandi cambiamenti dopo l’ingresso nella comunità europea. Ci si affaccia al balcone e il Tago non si vede più. Dei piccioni invece degli albatros e dei fenicotteri. Immondizie, gru e container invece delle luci tremolanti sull’acqua.
   Non c’ è molta felicità nel romanzo di Lobo Antunes. Anzi, non ce n’ è affatto. Alcuni momenti, nei ricordi. O forse è proprio il ricordo che li fa sembrare tali. Come il ricordo dello splendore di un Portogallo scomparso.

Antonio Lobo Antunes, La morte di Carlos Gardel Ed. Feltrinelli, pp.316, Euro 17,00

Marilia Piccone  04-07-2002

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