RECITA UNA VECCHIA CANZONE DI FRANCESCO DE GREGORI: 'QUANDO TRA TANTI POETI NE TROVI UNO VERO, È COME ANDARE LONTANO, COME VIAGGIARE DAVVERO...'
Ecco, leggendo le liriche di Antonino Genovese, con tutta la buona volontà non ci si riesce a spostare di un millimetro. Fuor di metafora, ci chiediamo cosa possa spingere persino il più stucchevole tra i romantici ad acquistare questo povero, povero libriccino. Soprattutto perché, il più stucchevole tra i romantici, quelle stesse poesiole, con parole (di poco) diverse e concetti pressoché identici, le conosce benissimo di già: le ha scritte anche lui e le tiene a prender polvere dentro un cassetto.
Ogni tanto le fa leggere a qualche amico, più spesso al bene amato o, meglio, alla persona che vorrebbe portarsi a letto, ma non ha mai trovato qualcuno che gliele pubblichi.
Genovese, giovane autore siciliano, ha avuto questa fortuna, ma onestamente non ne capiamo il motivo. La banalità e la pochezza dei suoi versi, ancora più accentuate nelle poesie meno minimaliste, più ad ampio respiro, talvolta sconcertano, altre volte fanno sorridere, altre ancora fanno ghignare anche più (incredibile a dirsi) della trashissima copertina stile Peynet.
“Vorrei…” è un concentrato di arcaismi e trite figure retoriche, un puro onanismo sentimentale di cui, non abbiamo dubbi, saranno molto orgogliosi parenti, amici e pochi altri....
Antonino Genovese, Vorrei…, pp.64, Il Foglio Letterario, Euro 5.00
Angelo Surrusca 10-12-2002