“NEL CORSO DI TUTTI QUESTI ANNI, NEL CORSO DI TUTTI GLI SPOSTAMENTI DA ME EFFETTUATI, da casa al tabaccaio (791p), da casa al municipio (930p), da casa al negozio di generi alimentari (1851p) eccetera, il computo del numero dei passi, sempre scrupolosamente contati e successivamente annotati in un apposito taccuino che ho sempre con me, durante il viaggio di andata poi durante il viaggio di ritorno, non è mai tornato.” Inizia così “i quindicimila passi”.
Thomas conta ogni singolo passo che fa. Una mania che ha da anni e che lo aiuta a vivere. Thomas non usa la macchina, cammina e per andare a Vicenza, in Piazza Castello, nello studio del notaio Strazzabosco, sono esattamente quindicimila passi.
Una sorta di romanzo on the road, passo dopo passo nella desolata provincia veneta e nella mente schizofrenica del protagonista.
Una lunga camminata a ritroso nella vita di Thomas, in quella di sua sorella, assassinata ma data per dispersa, e di suo fratello scomparso chissà dove dal giorno della morte della sorella.
Da anni Thomas è solo e, alla fine del suo percorso, alla fine di quel tragitto di quindicimila passi, darà il tanto agognato calcio al passato e cambierà finalmente vita. Ma per prendere a calci il passato, bisogna conoscerlo, e Thomas deve affrontare una serie di verità che per tanto tempo sono rimaste nascoste in un angolo della sua mente.
“I quindicimila passi” è un romanzo cerebrale, una rappresentazione del cervello che, in parte, riesce ad allontanarsi da quella ormai scontata del labirinto. Thomas si muove all’interno del suo cervello in maniera circolare, infatti noi lettori sappiamo fin dalle prime pagine che i passi del tragitto di ritorno coincideranno, quasi miracolosamente, con quello d’andata. In questo percorso cerebrale Thomas si muove attraverso i suoi ricordi, le sue conoscenze, le sue speranze, le sue fantasticherie. Passo dopo passo imboccherà ogni via, sommerà ogni numero e si soffermerà a ogni mutamento visibile di un universo che ormai gli appariva come consolidato.
Un percorso nella mente umana preciso e meticoloso, descritto da Trevisan con un linguaggio che molto deve a Berhanrd e che riesce a confondere e divertire il lettore. “I quindicimila passi” è un libro costruito a tavolino su un’idea ben definita, con tutti i rischi di artificialità del caso, che spesso Trevisan riesce ad evitare grazie ad una velata ironia. Peccato che a volte questa ironia non funzioni, facendo cadere in un eccesso di melodramma un libro che, in più momenti, è alla ricerca uno sguardo distaccato e critico da parte del lettore.
Vitaliano Trevisan “I quindicimila passi” Einaudi Stile libero, 155 pag, 8,50euro
Stefano Baschiera 06-01-2003