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COBAIN, CHARLES R. CROSS
Esce l'ennesima biografia su Kurt Cobain, ma stavolta qualcosa è cambiato
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La copertina del libro trucco! GIÀ IN VITA FU UNA LEGGENDA, E LA MORTE NON FECE ALTRO CHE ACCCRESCERNE LA fama, suo malgrado o forse secondo un premeditato disegno. Di poche persone s’è parlato tanto e spesso a sproposito come di Kurt Cobain. Le pagine, i manoscritti redatti sulla sua vita e i tributi post-mortem abbraccerebbero, se messi uno accanto all’altro, una buona parte del globo terrestre. In quest’ultimo periodo poi, il nome di Cobain è tornato a destare ancor più vivo interesse per un’infinità di ragioni: per via dell’interminabile contesa tra i due superstiti dei Nirvana, Krist Novoselic e Dave Grohl e la vedova Courtney Love – si può dire, senza esagerazione, che il singolo “You know you are right” costituisca la manciata di secondi più dibattuta e attesa della storia della musica rock- per la pubblicazione dei diari dello stesso cantante e di due bei romanzi, rispettivamente “Un amore dell’altro mondo”dell’italiano Tommaso Pincio e “C’era una volta l’amore ma ho dovuto ammazzarlo”del colombiano Efraim Medina Reyes, che ne hanno rievocato la figura con pudore e intelligenza. E poi questa recente biografia, “Heavier than heaven”(nell’edizione italiana semplicemente “Cobain”), realizzata da Charles R.Cross, giornalista della leggendaria rivista “Rolling Stones”su cui aveva peraltro dedicato un articolo ai Nirvana quando erano ancora agli esordi, e già autore di altre biografie musicali.
   La storia, d’accordo, è iper-nota, quasi quanto quella di Marilyn Monroe, ma ammettiamolo, è una storia che non ci stanchiamo mai di sentirci raccontare, come le storie che parlano di felicità precocemente recisa nell’infanzia, dolore giovanile, trionfo che arriva a dispetto delle previsioni di tutti, sofferta celebrità, suicidio, trasfigurazione mitica nella morte. Una storia forse, i cui tratti finiscono sempre più per stemperarsi in fantasia, per lasciare spazio alle proiezioni individuali che alla realtà effettiva.
   Questo perché Kurt Cobain, come James Dean, Jean Michel Basquiat, Janis Joplin, Keith Haring, è per noi prima di tutto, a livello inconscio, un simbolo. Egli portava l’inconfondibile segno del Puer Aeternus, l’archetipo, tanto forte nella cultura occidentale, dell’eterna giovinezza che incarna un legame senza tempo e tuttavia fragile con l’invisibile oltremodo.
   Come tale arriva presto alla fama, sconvolge i luoghi comuni e svanisce nella leggenda; come ogni puer che si rispetti, dentro di sé nasconde anche un orribile, tossico gusto amaro, una disperazione suicida che gli impedisce di portare pienamente a termine la sua promessa. Ma dare una lettura in chiave simbolica della figura di Kurt Cobain, è qualcosa che Cross non si proponeva di fare. Il merito della sua biografia sta nell’approccio totalmente nuovo verso il personaggio, l’essersi liberato di tutti i luoghi comuni che si sono creati intorno alla vita di Cobain – genio, sregolatezza, predestinazione- e averlo trattato appieno come un personaggio storico, nato in un determinato contestato contesto sociale, arrivato sulla scena musicale, quando la musica si trovava in una determinata situazione.
   Nelle pagine di Cross, Kurt perde la sua aura mitica per acquisire una più complessa e sofferta umanità. Raccontata molto bene è soprattutto l’infanzia, trascorsa in seno a una classica disfunzionale famiglia americana, ad Aberdeen, quella cupa e minuscola cittadina del nord-ovest che è diventata nell’originale romanzo di Tommaso Pincio il centro metafisico della noia e dell’immobilità.
   L’autore dimostra di essersi mantenuto fedele al principio con cui ha cominciato l’opera:”Non Fare delle affermazioni”. E di fatto in”Heavier than heaven”non c’è traccia di pedante psicologia da salotto. Cross non pretende di svelare o chiarire quella dose di mistero e irrazionalità che c’è dietro il destino di tutti. Il dolore, più pesante del cielo che affligge Kurt non trova fino all’ultima pagina una spiegazione. E’ una lacerazione irreparabile dovuta al divorzio dei suoi, la caduta di tutte le illusioni sul successo, una conseguenza dell’uso della droga o magari, semplicemente una depressione primaria tanto più terrificante perché immotivata?
   Charles R.Cross dimostra comunque di capire bene il suo personaggio e traccia così con talento e finezza la storia di una delle voci più celebri degli anni 90. La voce che ha incarnato appieno l’energia rabbiosa della gioventù di quegli anni e ne ha liberato, con stile unico, l’essenza.

Charles R.Cross, Cobain, ArcanaMusica, 390 pp, 18 euro

Diletta Pavesi  12-01-2003

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