ESCE IL CATALOGO DELL’ULTIMA, AFFASCINANTE MOSTRA DI PITTI IMMAGINI DISCOVERY. Alla base di questo poderoso volume da poco nelle librerie, con la sua foto in copertina di un volto androgino e imbronciato, sullo sfondo di un misterioso bianco e nero, c’è un’omonima mostra che si sta tenendo a Firenze, organizzata dalla fondazione Pitti immagine discovery. Il libro diventa così un’ottima occasione per ripercorrere la mostra con una maggiore disponibilità di tempo e quindi anche con una più ampia possibilità di capire la logica e lo spirito che ci sta dietro.
“Il Quarto Sesso”, titolo accattivante e peraltro ottima definizione dell’adolescenza come stadio dell’incertezza, è un percorso situato tra immagini e parole, curato da Francesco Bonami (che si occuperà della prossima biennale di Venezia) e Raf Simons, svolto tutto all’insegna dell’anarchia e dell’ambiguità.
Dietro a questa raccolta di immagini che si susseguono pagina dopo pagina, con ritmo e toni imprevedibili, ora legate da analogie ora separate da stridenti contrasti, non sembra davvero esserci un punto di vista unificante, una sola prospettiva da cui cominciare. L’adolescenza si mostra nella parte iconografica del libro usando i codici più disparati della comunicazione: il cinema, la televisione, l’arte e la pubblicità. Sì anche la pubblicità: nel regno del “Quarto Sesso” trova spazioNO, senza ipocrisia o snobismo, le campagne promozionali di Benetton e di Sisley, perché un aspetto che non viene trascurato è che gli adolescenti sono e forse sono sempre stati, sia pure con modalità diverse, dei consumatori onnivori. Nemmeno il tempo è stato usato come elemento classificatore, qui infatti si passa da Woodstock al Grunge degli anni 90 ai Beatles con estrema facilità.
La sezione iconografica è insomma dominata, nel più assoluto disordine, da una varietà di volti e di corpi, appartenenti a epoche diverse o che simulano epoche diverse, che sembrano talora mettersi “narcisisticamente” in posa davanti all’obbiettivo, talora essere colti in un momento d’ingenua inconsapevolezza, come può ancora accadere con un bambino. Abbiamo, per esempio, i volti loliteschi ed eterei delle adolescenti del film “Il giardino delle vergini suicide” di Sofia Coppola, e quelle in abiti da primo novecento di “Picnic ad Hanging rock” di Peter Weir, bellissime ed eterne, destinate in entrambi i casi a non conoscere mai la vecchiaia. Il corpo più ancora del volto è continuamente richiamato in quanto luogo della sperimentazione. Ci sono corpi sfatti a cui sembrano aver dato la vita genitori falliti e corpi come quelli dei lavori di Vanessa Beecroft, perfetti e levigati ma che sembrano essere come robotizzati, clonati e quindi altrettanto inquietanti.
Ci sono poi i corpi e i volti delle icone a cui guardano gli adolescenti, perché farsi guardare e guardare simili a cui è stata attribuita una sorta di magica aura, sembra essere l’imperativo di questo mondo. Ed ecco allora che incontriamo foto di James Dean, Leonardo di Caprio, Cristina Ricci, Britney Spears, Madonna e molti altri idoli.
Ma anche la cronaca, la storia con tutta la sua tragicità entra in questo contesto: le immagini di piazza Tian Anmen, del G8 e anche le foto del massacro avvenuto in una scuola del Colorado ad opera di due ragazzini negli anni 80. L’adolescenza del resto, come momento che può sconfinare in una follia distruttrice e suicida è un altro punto, assieme a quello dell’indeterminatezza sessuale, intorno a cui ruota questa analisi. Il sottotitolo della mostra dopotutto, non è forse “Il territorio estremo dell’adolescenza”? Ma la cosa veramente geniale del lavoro di Bonami e Simons è quello di aver curato anche un’antologia di testi e interviste, che si pongono non in una posizione di supporto rispetto alle immagini ma che godono di autonomia propria.
Anche qui il principio regolatore sembra essere il disordine che innesca un vorticoso fiume di parole, opinioni, denunce fatte da voci di tempi passati e attuali. Intervengono, tra i tanti chiamati in causa, Pasolini che denuncia l’omologazione e l’abbruttimento morale della gioventù dell’Italia consumista, e il giovanissimo scrittore americano J.T LeRoy, che racconta la propria parabola esistenziale: dal marciapiede al raggiungimento dello status di comunicatore sincero e profondo dei nostri tempi. Poi estratti di opere letterarie come per esempio il romanzo “Ziggy” di Dennis Cooper, lo scrittore più acido e iconoclasta d’America e peraltro Pygmaglione di LeRoy. E poi, naturalmente, strizzando l’occhio agli adolescenti stessi, testi di canzoni: dalla sprezzante anarchia di parole e di logica di “Smell like teen spirit” dei Nirvana alla poesia in musica di Lou Reed, passando per la rassicurante leziosità di Britney Spears con “I’m not a girl, not yet a woman”.
Alla fine di questo viaggio, che si ammanta di una tensione che sta a metà tra il desiderio e la distruzione, su cui troppo spesso soffia uno spirito mortifero più che ironico e sereno, appare chiaro che nella nostra cultura, l’adolescenza è sempre meno un’età anagrafica e sempre più un’inimitabile e irrinunciabile condizione esistenziale che trascende tempo e luogo.
A cura di Francesco Bonami e Raf Simons, Il Quarto Sesso - Il territorio estremo dell’adolescenza, 499 pagine, 39 euro
Diletta Pavesi 16-02-2003