DEI DIARI, SCRITTI SU DEI LIBRI MASTRI: È QUELLO CHE IL PADRE HA LASCIATO AD ANNA, dopo la sua morte nel 1961. La prima pagina è datata 1938, il giorno dopo che Anna e sua madre si sono imbarcate per gli Stati Uniti lasciando la Cina invasa dai giapponesi. Lui, Joseph Schoene, non era potuto partire, aveva degli affari da sbrigare, diceva. In realtà non aveva voluto abbandonare Shanghai, la città che adorava, nel paese che sentiva suo perché ci era nato e cresciuto.
Una città straordinaria e un paese straordinario, soprattutto per chi non era cinese, negli anni '30. Era facile diventare ricchissimi e vivere una vita allegra, con servitù, automobili, feste e abiti di seta cangiante. Questa è la Shanghai che Anna ricorda dalla sua infanzia, quella di cui ricostruisce l'atmosfera nella prima parte del libro, i suoi sette anni di bambina privilegiata, con genitori giovani, belli, innamorati. Sono entrambi importanti nella sua vita, i genitori di Anna, ma è il padre il vero protagonista del libro e la storia della sua vita è ricostruita attraverso le pagine che ha lasciato e si intreccia al senso di abbandono e di tradimento che la bambina prova, divisa tra l' orgoglio di avere un padre come lui e il desiderio che sia un padre come tutti gli altri.
Un padre tanto amato e tanto odiato, quanto si può odiare chi si è amato e ci ha deluso; un padre che si credeva di avere perso e si è ritrovato e si è ricominciato ad amare, con diffidenza prima, con struggimento poi; un padre attraverso i cui diari Anna scopre che è stato prigioniero, torturato, più volte in fin di vita, sotto i giapponesi e poi sotto i comunisti. Che è stato capace di atti di eroismo e che è stato proprio quel lato "leggero", da saltimbanco della vita, che lo ha aiutato a sopravvivere in circostanze disumane.
E Anna finalmente sospende il suo giudizio su di lui e lascia che prevalga l'amore per il padre che era, per il nonno affettuoso che è diventato, per l'uomo capace di vedere e insegnare la bellezza, di riconoscere le sue mancanze e seguire un nuovo percorso spirituale.
Un bel romanzo, una piacevole lettura, questa saga di amore e di guerra che è il primo romanzo della giornalista americana Bo Caldwell. Viene spontaneo domandarsi quanto ci sia di autobiografico nel libro, tanto forte è l'impressione di un profondo legame tra l'io narrante di Anna e il padre e, in effetti, questa è una storia di famiglia, basata almeno in parte sulle carte lasciate alla scrittrice dallo zio.
Il mestiere dello scrittore è poi rielaborare, colorare, aggiungere e togliere. Se è vero che non possiamo cercare accurati dettagli storici in un romanzo che parla di guerra ma non vuole essere un testo di storia, è anche vero che il pregio di un libro come questo è proprio quello di avvicinarci alla storia senza intimorirci, di restituirci intatto il fascino di tempi lontani in paesi lontani.
Bo Caldwell, Mio padre danzava a Shanghai, Ed. Neri Pozza, pagg. 372, Euro 16,50
Marilia Piccone 02-02-2003