UNA STORIA D' AMORE CHE DURA TRENT'ANNI, TRA GIAPPONE E CALIFORNIA. MA "Il calligrafo" dello scrittore nippo-americano Todd Shimoda non è soltanto l'ennesimo romanzo d'amore, ed è sufficiente aprire un pagina a caso per rendersene conto: il libro è illustrato da immagini bellissime, criptogrammi giapponesi dal tratto sinuoso, spesso ed irruente, tracciati da Linda Shimoda, moglie dello scrittore, e ogni illustrazione è accompagnata da una frase, un suggerimento di interpretazione.
La storia inizia con un avvenimento drammatico, quando Kiichi Shimano, fondatore e maestro della scuola di calligrafia giapponese a San Francisco, viene colpito da un ictus, perde l'uso del linguaggio e si esprime attraverso queste immagini incomprensibili che per lui, però, devono avere un significato.
Ed è con l'intento di svolgere una ricerca per la facoltà di neuroscienze che Tina, una studentessa giapponese nata e cresciuta in California, si avvicina al maestro Shimano. La ricerca sulle alterazioni dei meccanismi cerebrali porterà Tina a scoprire le sue origini e la cultura di un mondo lontano che affiora nelle due storie parallele ambientate in Giappone, entrambe collegate con l'arte della calligrafia e, in definitiva, con Tina stessa.
In una si narra dell'origine della mitica Pietra Daizen nel lontano 1600, un sasso di montagna che, adibito ad uso di calamaio, diventa l'ambito premio per il miglior calligrafo e fonte di ispirazione spirituale. Una sorta di Graal orientale, dunque, simbolo di tutta una visione di vita. Ed è per l'insegnamento di vita che la calligrafia può dare, per trovare una migliore definizione di sé, che, nella seconda storia, la fanciulla Hanako chiede al maestro Shimani di darle lezioni.
Impossibile non notare che anche la madre di Tina si chiama Hanako, e collegare la sfumata storia d'amore del 1977 a Kyoto con il turbamento di questa davanti alle linee tracciate dal maestro che ha perso la parola. A margine del testo del romanzo, accompagnamento costante alle tre narrazioni, ci sono dei caratteri giapponesi con la spiegazione del significato e appunti medici che riguardano il caso clinico che Tina sta studiando. Il contrasto fra i due tipi di annotazioni è stridente: da una parte un linguaggio ricco visivamente e colmo di implicazioni diverse, dall'altra una terminologia scientifica che non lascia alcun spazio all'immaginazione.
E forse il significato finale del libro è proprio nel compito che spetta a Tina, giapponese americana, di comprensione e fusione di questi due linguaggi nell'unione dei due mondi. Nonostante che a tratti si percepisca lo sforzo di tenere unite le fila delle diverse narrazioni e i personaggi abbiano una bidimensionalità da stampa giapponese, il romanzo di Shimoda è una piacevolissima lettura che ha il pregio di avvicinarci ad una cultura diversa, in cui la scrittura non è solo veicolo di idee ma espressione di un mondo interiore trasformato in opera d' arte.
Todd Shimoda, Il calligrafo, Ed. Longanesi, pagg.369, Euro 16,50
Marilia Piccone 02-02-2003