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ANNI '90 A BOLOGNA. LI CONOSCEVANO COME QUELLI DELLA BANDA DELLA UNO BIANCA. Si credevano intoccabili perché insospettabili perché poliziotti. In sette anni, in un territorio compreso tra Bologna e Pesaro, ci furono 24 morti, 102 feriti, 103 azioni criminali. Tutti i componenti della banda, ad eccezione di uno, erano poliziotti. E' sullo sfondo di quelle vicende che Maurizio Matrone, lui stesso poliziotto della Questura di Bologna, intesse le storie del suo romanzo "Erba alta", storie di poliziotti "buoni" e di poliziotti "cattivi" affidate a voci diverse perfettamente riconoscibili. Sono ragazzi arrivati a Bologna da altre parti d'Italia, che soffrono per il clima, la pioggia, il freddo, e poi la solitudine, e forse è meglio vivere in caserma tra gli scherzi pesanti, ma almeno c'è qualcuno che ti parla. Ognuno con i suoi sogni, Pasquale che ha una laurea in giurisprudenza e si innamora di Debora, Debora che si sente sempre messa in secondo piano come donna poliziotto e sogna di Antonio, Antonio che tutti prendono in giro chiamandolo "frocio" e che pensa solo alla bella zingara del campo nomadi. L'assalto al campo nomadi di via Gobetti è proprio uno dei fatti criminali veri riportati in terza persona nei capitoli dai titoli volutamente dissacratori che impiegano i nomi dei quattro evangelisti e, nella continua ripetizione di "secondo Luca", "secondo Giovanni", o "Matteo" o "Marco", creano un distacco dall'orrore di quanto viene narrato, da quelle azioni di crudeltà e violenza a sangue freddo che sono in drammatico contrasto con la partecipazione emotiva, coscienziosa e sofferta degli altri personaggi, i poliziotti "buoni" che vegliano su Bologna come angeli della notte. Storie di vigilanza comune, la ragazza assalita per strada, il drogato, la vecchina scippata, e, parallelamente, i colpi della banda della Uno Bianca, i furti e la violenza, fino al benzinaio ucciso, quando uno dei "buoni" riconosce uno dei "cattivi". Un'altra trama ancora, con un personaggio che si cela sotto un nome in codice, Kobra come il serpente, l'uomo che non ha nessuna identità e può assumere qualunque identità (non a caso, per compiere un'impresa, gli viene assegnato il nome di Ricardo Reis, uno dei tanti eteronomi di Pessoa), che si nasconde per preparare un attentato, coperto da qualcuno che dà ordini e non si fa mai vedere. Un noir nuovo nella panoramica della letteratura poliziesca italiana, sullo stile del francese Izzo e dell'americano McBain, con Bologna invece di Marsiglia o New York. Insieme alla sorpresa piuttosto sconvolgente di leggere dei crimini commessi da chi dovrebbe tutelare la sicurezza dei cittadini, quella di scoprire una città diversa dalla Bologna gaudente che siamo soliti immaginarci. Questa è una città grigia e triste dietro una cortina di pioggia, e il linguaggio scarno e brusco, colorito da espressioni del parlato, ben si addice all'atmosfera livida e tesa di una città fredda, inospitale e inaspettatamente crudele.
Maurizio Matrone, Erba alta, Ed. Frassinelli, pagg.234, Euro 14,00
Marilia Piccone 08-06-2003
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