IL 30 GENNAIO 1945 LA NAVE TEDESCA WILHELM GUSTLOFF AFFONDÒ NEL MAR BALTICO, colpita da tre siluri lanciati dal sommergibile russo S13. Più di 10.000 le vittime, per lo più profughi della Prussia orientale. Fine drammatica per una nave modello progettata per portare in vacanza i cittadini del Reich. Günter Grass racconta la storia della nave per raccontare insieme la storia della Germania, quella di allora, che affondò insieme alla nave mentre avanzava l'Armata Rossa, e quella di oggi, riunificata e incapace di dimenticare, in un romanzo dalla costruzione perfetta basato su un incastro di trame e di personaggi che ruotano intorno al numero 3.
Tre i siluri, un 3 nel nome del sommergibile, un 3 nella data che è una triplice ricorrenza (la più infausta, quella dell'ascesa di Hitler al potere), due gruppi di tre i personaggi principali, quasi a disegnare idealmente due triangoli uno dentro l'altro che formano una stella di Davide. In uno, il "martire" nazista Wilhelm Gustloff (la nave portava il suo nome), David Frankfurter che assassinò Gustloff ("ho sparato perché sono ebreo") e Marinesko, il comandante del sommergibile russo. Nel secondo gruppo il narratore, ex-bambino del miracolo nato quella notte del 30 gennaio a bordo dell'incrociatore che aveva tratto in salvo sua madre, suo figlio Konrad che prende il nome Wilhelm nel sito neonazi che ha creato e il ragazzo che con il nickname di David chatta con Konrad-Wilhelm e che verrà assassinato da questi in una ripetizione di quanto avvenuto nel 1936, persino nel numero di colpi sparati, persino nella giustificazione capovolta, "ho sparato perchè sono tedesco".
Peccato che ci sia un errore di identità in questa terza interpretazione della lotta di Davide contro Golia. Il filo del racconto non procede linearmente ed è il narratore stesso a spiegare il suo metodo, procedere con il passo del gambero che sembra cammini all'indietro scartando di lato, e invece avanza con rapidità.
Un metodo che Grass impiega magistralmente, allontanandosi dalla nave che affonda per raccontare storie precedenti che restituiscono l'atmosfera della Germania di Hitler e storie del presente in cui la rete informatica è in grado di magnetizzare l'attenzione di un numero imprecisato di persone quanto potevano farlo un tempo i massicci e coreografici raduni di Norimberga, sostituendoli in maniera subdolamente più pericolosa.
Non è ottimista, il premio Nobel Günter Grass. Se da una parte, in un tono equilibrato e con un'ironia che facilita il distacco, lo scrittore ha il coraggio di affrontare il tema delle sofferenze della Germania - perché è stato l'enorme senso di colpa collettivo che ha fatto sì che non si sia mai parlato delle vittime dell'affondamento della Wilhelm Gustloff, così come si è sempre taciuto sulle carneficine compiute dai Russi sui civili tedeschi-, dall'altra Grass non sembra credere che l'ideologia nazista non abbia più presa sulle nuove generazioni. "Non finisce. Non finirà mai." sono le parole con cui si chiude questo libro denso e importante.
Günter Grass, Il passo del gambero, Ed. Einaudi, pagg.199, Euro 15,00
Marilia Piccone 09-02-2003