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L'INGANNO DI SELB, BERNHARD SCHLINK
L'ingannatore ingannato
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L'inganno di Selb trucco! BEL PERSONAGGIO, L'INVESTIGATORE SELB, A DISPETTO DEL SUO PASSATO DI PROCURATORE di stato sotto il Terzo Reich. Lo avevamo già incontrato ne "I conti del passato", ma Bernhard Schlink (autore anche del bel romanzo "A voce alta") è abilissimo nell'inserire dettagli che, lungi dall'essere noiosi per chi ha letto il libo precedente, sono però di aiuto per i nuovi lettori per inquadrare il personaggio. Selb ha 69 anni, ha lasciato la magistratura nel '45 perché non poteva vedersi a esercitare con le facce del passato, è vedovo, ha un'amante che non si decide a sposare (la mattina in cui vuole chiederle di diventare sua moglie lei pesta la coda al gatto Turbo e lui cambia idea), vive a Mannheim in una mansarda e, nei giorni brutti, si deve fermare a prendere fiato su ogni pianerottolo.
   Il suo ufficio è in un ex-tabaccheria con la vetrina sulla strada ed è qui che riceve la telefonata da cui prende avvio la storia. Un tal Salger, dirigente di un ministero a Bonn, gli affida l'incarico di cercare la figlia Leo che è scomparsa. Una primissima indagine rivela che il signor Salger è morto, e quindi sono tutte da discutere le motivazioni per cui uno sconosciuto possa essere interessato a trovare Leo Salger. E quando viene fuori che la ragazza ha passato un certo periodo in un ospedale psichiatrico dove il medico curante ne dichiara la morte (e invece non è morto nessun paziente), è lecito sospettare che la ragazza sia in fuga da qualcuno o da qualcosa.
   Il nucleo della trama ha a che fare con una problematica quanto mai attuale, quella di riserve di gas asfissianti sotterrati in una zona militare americana. Ma naturalmente tutto è segretissimo, tanto che nessun giornale ha parlato di un attentato terroristico - in cui è coinvolta Leo - a questi depositi. Anzi, quando qualcosa trapela, viene cambiato il nome della località per non suscitare allarme e si preferisce spostare l'attenzione sul problema del terrorismo piuttosto che sui rischi ambientali.
   Con qualche ingenuità, qualche comportamento assurdo in bilico tra il desiderio di fare "il padre" della ragazza e quello, più seducente, di fare "l'amichetto anziano", qualche pericolo corso da lui e dal suo gatto, ricordi del passato nazista che affiorano con sensi di colpa, Selb se la cava egregiamente a risolvere il caso, ma serve a qualcosa? Tutte le prove sono state distrutte, troppi interessi sono in gioco perché la verità possa venire fuori, tutti ingannano tutti in questo bel thriller che si legge di un fiato per il piglio vivace dello stile e il particolare humour di un nero cinismo proprio degli scrittori tedeschi.
   Il nome Selb, che significa "se stesso", si presta ad un ironico gioco di parole di cui qualcosa viene perso già nel titolo perché, nella forma del genitivo, "l'inganno di Selb" vuole anche dire "l'inganno di se stesso", "l'ingannatore ingannato", insomma, come è il protagonista nel finale amaro del romanzo.

Bernhard Schlink, L'inganno di Selb, Ed. Garzanti, pagg. 344, Euro 16,00

Marilia Piccone  13-04-2003

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