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CENERI ROSSE, OLGA MERINO
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La copertina del libro trucco! IMMAGINATE LO SPACCATO DI UNA CASA, LA SEZIONE VERTICALE DI UN APPARTAMENTO, un nucleo familiare in ogni stanza: è una kommunalka di Mosca, uno degli alloggi comunitari concessi alle persone in attesa di una casa tutta per sé. Soltanto che l'attesa non era mai finita. E' come se Olga Merino, corrispondente speciale spagnola dalla capitale sovietica, guardasse dall'esterno la vita degli inquilini della kommunalka, o fosse lì, sull'ingresso, ad ascoltare racconti di vita quotidiana, sogni, ricordi, litigi, nel periodo storico che vide il passaggio dall'economia comunista a quella di mercato. E poi, cambiando registro, è come se fosse lei stessa a parlare dall'interno della casa, nella voce e nelle parole dello spagnolo Ginés che abita lì e che scrive un diario.
   Ginés ha 66 anni ed è arrivato in Russia quando aveva 10 anni: è uno dei tremila bambini trapiantati nel "paradiso comunista" durante la guerra civile spagnola. Sette persone nell'appartamento, l'anziana Ljudmila fedele alla memoria di Stalin, la coppia Arkadij-Vera con un figlio mercenario in Bosnia, un tassista senza documenti con la valigia sempre pronta per scappare, una ragazza madre che dorme con il bambino nello sgabuzzino senza finestre e Ginés, straniero ovunque. Dal febbraio di ghiaccio a 22 sotto zero all' ottobre di sangue del 1993 la storia narrata in terza persona, le vicende dei vari personaggi di cui alcune vengono riprese e riviste nel diario di Ginés che copre invece soltanto un mese, tra settembre e ottobre 1993.
   Un accenno di giallo come filo conduttore: Ginés viene prelevato dalla polizia perché riconosca il corpo di un amico trovato morto nel baule di una macchina. Finirà per tornarsene in Spagna, Ginés, per sfuggire al gioco mafioso in cui si trova coinvolto a sua insaputa. C'è un'altra morte all'inizio del libro, quella del gatto di Ljudmila che scatena un ennesimo litigio in questo spazio ristretto dove la privacy non esiste. Il sentimento generale è di rabbia verso i leader del regime. Nessuno viene risparmiato: se Eltsin è un alcolizzato e un delinquente, Gorbaciov era un fantoccio, forse Kruscev era un po' meglio. E poi domina il rimpianto, tutto il libro è come un lamento funebre per il popolo russo e per la madre Russia che è diventata "un letamaio", un pianto accorato dei personaggi, che sono tutti dei perdenti, per una vita passata ad aspettare non si sa cosa.
   Non è un caso che sia la poesia "Requiem" della Achmatova a chiudere il libro, non è un caso che ne tenga il foglio tra le mani la nonnetta stalinista, che muore subito dopo l'attacco al Soviet Supremo, e non è un caso che questa fosse la poesia che la vecchia aveva trovato in altri tempi nella stanza di un inquilino, il professore che copiava Pasternak in segreto e che era stato portato via nella notte dal KGB. E il sogno di tutti è fare quello che faceva in un film la vecchina che scompariva ogni sera attraverso la finestra nascosta dietro un armadio: passava al di là in una Parigi illuminata e piena di ogni bendidio impossibile da trovare nella Russia della perestrojka. Uno stile asciutto, un taglio giornalistico, un romanzo di idee e di sentimenti, un ottimo esordio.

Olga Merino, Ceneri rosse, Ed. Frassinelli, pagg. 241, Euro 16,00

Marilia Piccone  13-04-2003

trucco! - Leggi l'intervista a Olga Merino

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