GIÀ IL TITOLO DI QUESTO LIBRETTINO DI ALESSANDRO CARRERA (DIRETTORE DEL PROGRAMMA DI studi italiani dell' Università di Houston) dice tutto, con la deliziosa ironia di un quasi ossimoro. Perché purtroppo sappiamo tutti quale è il destino dei laureati in lettere, di questi tempi. Se sono fortunati, se sono riusciti ad afferrare al volo l'ultimo concorso e l'hanno passato, fanno i professori, sottopagati, sottostimati, insoddisfatti. Altrimenti fanno i disoccupati, o si aggiustano alla bell'e meglio con dei lavoretti. E chissà che non siano più felici dei primi.
Renato insegna in una scuola media, sogna quando andrà in pensione. Rino è un laureato in lettere disoccupato, ilare e felice, corregge bozze, fa il "negro" di qualche giornalista, aspetta supplenze. Quando Renato si mette in malattia per seguire un corso per diventare commerciante di argilla terapeutica a Bari, chiede a Rino di trasferirsi a casa sua e di prendere il suo posto di finto ammalato.
Incomincia così una divertentissima e surreale commedia degli errori, con una bella dottoressa delle Asl che arriva per il controllo fiscale e che si innamora, ricambiata, di Rino, credendolo Renato, una spogliarellista (laureata in lettere disoccupata e gemella della dottoressa) che viene inviata dai colleghi come regalo di compleanno a Renato ammalato e, naturalmente, è accolta da Rino, una moltitudine di colleghi laureati in lettere, tutti con un nome che incomincia per R.
Per completare la serata di follia arriva sulla scena l'Imperatore della Cina, proprietario del take-away per cui Rino deve scrivere i biglietti della fortuna, ritorna Renato deluso dall'esperienza e, il giorno seguente, sia Rino sia la spogliarellista vengono convocati per una supplenza da un bidello-boss.
Lasciamo al lettore il piacere di finire di scoprire che cosa ancora può succedere ai fortunati che hanno una laurea in lettere, perché, ricordatevi, "solo chi possiede un freddo coraggio e un'immensa determinazione" può affrontare gli esami della facoltà di lettere.
Si ride, leggendo questo "divertimento", scoppiettante come un vaudeville, paradossale come una commedia dell'assurdo, intessuto di un' ironia che risulta, nella sua leggerezza, un forte strumento di accusa. Una risata che diventa terribilmente amara per il lettore laureato in lettere - per la squallida e tristissima verità che si cela dietro la buffoneria, per la constatazione delle conseguenze di una certa demagogia scolastica. Si salvano i ragazzi, per fortuna, in questa rovina. Da leggere, da consigliare, da regalare agli amici laureati in lettere e non.
Alessandro Carrera, La vita meravigliosa dei laureati in lettere, Ed. Sellerio, pagg. 133, Euro 8,00
Marilia Piccone 16-02-2003