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LA CACCIA, BRIAN MOORE
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La copertina del libro trucco! QUANTI SCHELETRI NEGLI ARMADI, PER QUELLI CHE HANNO VISSUTO DURANTE la seconda guerra mondiale. Sempre col rischio che saltino fuori. Pierre Brossard vive da più di quarant'anni sotto il nome di Monsieur Pouliot. Durante la guerra faceva parte della Milice francese, ha sulla coscienza la morte di 14 ebrei. E chissà che cos'altro. E' stato condannato dai tribunali nel 1944 e nel 1946, poi è stato graziato, misteriosamente, per intervento di chissà chi. Ma i crimini contro l'umanità non cadono mai in prescrizione, e Brossard continua a condurre una vita itinerante con tappe fisse di soggiorno presso monasteri e abbazie che gli offrono ospitalità. O meglio, un nascondiglio.
    E' l'estate del 1989 e un killer gli tende un agguato in una strada isolata che porta a un convento nel Sud della Francia. Il vecchio Brossard è ancora veloce ed è lui ad uccidere il killer. Il tentativo verrà ripetuto: chi c'è dietro questi assassini di professione che sono così informati sugli spostamenti di Brossard-Pouliot? Non sembra siano le organizzaioni ebraiche. Difficile siano i parenti delle vittime. Chi manda regolarmente dei soldi a Brossard? Per chi sarebbe pericolosissima una comparsa in tribunale di Brossard? Qualunque mezzo deve essere usato per impedire agli scheletri di balzare fuori.
   C'è un personaggio vero dietro Pierre Brossard. E' Paul Touvier, un funzionario del regime collaborazionista di Vichy colpevole di crimini di guerra. Aiutato dalla Chiesa, come Brossard, Touvier fu arrestato nel 1989 e morì in prigione. Aver ripreso la sua vicenda dà a Moore la possibilità di esplorare un periodo scuro della storia francese che tende ad essere rivisto in luce migliore, come se tutti i francesi si fossero schierati con la Resistenza.
   Brian Moore è un maestro del suspense e dell'ironia, e il romanzo procede con un ritmo serratissimo di inseguimenti in cui sia chi dà la caccia sia chi viene cacciato impersonano le forze del Male. All'inizio proviamo una certa simpatia per il vecchio Brossard sempre un po' senza fiato e vicino all'infarto, in fuga da killer molto più giovani di lui. Poi finiamo per disprezzarlo, lui e la sua valigia piena di ricordi del terzo Reich, i suoi sproloqui politico-razzisti che riflettono la propaganda nazista nella ricerca di un'autogiustificazione, lui e la sua ipocrisia nei momenti di raccoglimento religioso per implorare un falso e meccanico perdono divino.
   Perdono che la Chiesa ufficiale gli continua a dare: pesantissimo è l'attacco di Brian Moore, scrittore irlandese di Belfast che dice di aver perso la fede, non solo alla Chiesa cattolica per il ruolo che ha avuto nel facilitare la fuga dei criminali nazisti, ma anche alla religione cattolica soggetta alle interpretazioni umane che la piegano al proprio interesse privandola di qualunque trascendenza.
   E il tema del romanzo non è solo la fuga dalla giustizia ma anche il destino dell'anima di Brossard, e non solo della sua. Somma ironia, quel cartello che viene messo sul suo corpo e che dice "le vittime sono state vendicate. Il caso è chiuso". Per chi è chiuso?

Brian Moore, La caccia, Ed. Fazi, pagg. 238, Euro 8,50

Marilia Piccone  26-01-2003

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