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SONO COME CINQUE MOSCHE BLU CHIUSE IN UN BARATTOLO DI VETRO, i cinque ospiti dell'albergo Hirondelle d'Or in Marocco. E lui, Rafael Molinet, è come il bambino che le osserva e sa che può decidere a quale dare la libertà. In realtà, Rafael Molinet, sessantenne, gay, in Marocco perché vuole offrirsi una vacanza prima di suicidarsi, deciderà di dare la morte a uno di quegli ospiti. Non aveva mai incontrato nessuno di loro. Di una, la bella Mercedes, aveva sentito parlare, quando aveva incontrato sua nipote a Londra, prima della partenza. La nipote aveva esordito chiedendogli, "vuoi sentire la storia di un'assassina?", e lui aveva ascoltato, senza fare tanta attenzione, una storia di persone di Madrid che non conosceva, di un triangolo, di una morte per omissione di soccorso. Poteva essere stata la moglie, Mercedes per l'appunto, o l'amante, ad aver lasciato morire l'uomo. E poi Rafael Molinet si era trovato per caso, in Marocco, in albergo con Mercedes poco prima che arrivassero altre due coppie di gente molto in vista e molto chiacchierata a Madrid, chiaramente non sposati ma amanti. Duplice storia gialla, dunque, in questo romanzo della scrittrice uruguayana Carmen Posadas, scritto prima di quello già pubblicato, "Piccole infamie". Con un protagonista singolare, un anziano signore per metà spagnolo e per metà argentino, uno straniero ovunque e quindi di casa ovunque, appena uscito da una lunga depressione dopo la morte della madre, una sorta di Sherlock Holmes capace di indovinare molto delle persone che osserva, in base ai dettagli del loro abbigliamento. Un personaggio alla Agatha Christie che si aggira con il suo caffettano bianco in uno scenario splendido e isolato come le magioni che si trovano nei libri della giallista inglese, osserva, ascolta, scambia pettegolezzi per fax con la nipote che è la sua informatrice, decide per chi parteggiare e chi eliminare. Un burattinaio che tira le fila, un demiurgo come quello del "Cocktail Party" di T.S.Eliot, che vede la somiglianza tra la storia di Mercedes e quella di sua madre ed è deciso a cambiarne il finale. Accanto a lui, senza che lui mai rivolga loro la parola, un uomo del mondo della finanza con l'amante bionda siliconata e un conduttore radiofonico senza scrupoli con un'altra bionda più giovane che ha l'aria di trovarsi a disagio. E' contro di loro che si affilano gli strali di Carmen Posadas, acuta osservatrice della società "bene" a cui non risparmia una critica graffiante, ironica, divertente, tesa a colpire quel desiderio di apparire senza essere, quella vanità che sembra essere appannaggio della società borghese in tentativo di ascesa, e viene in mente il paragone con un altro classico della letteratura inglese, il "Vanity Fair" di Thackeray. Come lui, la Posadas si diverte alle spalle dei suoi personaggi ma non è mai crudele, tollerante piuttosto. Così va il mondo, sembra dire. Sottile e brillante, reso vario dal continuo cambiare dei toni di voce e dei punti di vista, un libro che esce dalla letteratura di genere per offrire qualcosa di più.
Carmen Posadas, Cinque mosche blu, Ed. Frassinelli, pagg.341, Trad. Gina Maneri, Euro 16,00
Marilia Piccone 25-05-2003
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