SIBERIA: IL SOLO NOME EVOCA GELO INVERNALE E CAMPI DI LAVORO. DIFFICILE sopravvivere a entrambi. E' per questo, per sopravvivere almeno nel ricordo, e per sfuggire alle minacce della follia per una condanna a vita da scontare, che Miriam scrive la sua storia per la figlia che vive con la zia Bayla in Canada. Forse scrive anche per adempiere l'augurio dei versi del Cantico dei Cantici che i genitori ripetono a un bambino quando incomincia a parlare e che ricorrono due volte, all'inizio e alla fine del libro.
"Dolci le tue parole"- perché non siano mai parole di menzogna o di imprecazione, ma parole di saggezza, gradite a Dio e agli uomini. La prima parte della storia di Miriam tratteggia la vita in uno shtetl in Bielorussia ad iniziare dal 1887, con uno stile che ricorda quello dei grandi romanzi di Singer. Un villaggio vicino alle paludi, una mamma che si getta nel fiume subito dopo aver dato alla luce la bambina, la nutrice che si prende cura di lei, la seconda moglie del padre che le dice: "ti insegnerò a diventare un essere umano tra altri esseri umani", assumendo il ruolo di una presenza fissa di riferimento per Miriam.
E poi una folla di altri personaggi, perchè il villaggio è come una grande famiglia in cui tutti si conoscono, con le feste ebraiche e le bubbe meises, le fole che parlano di superstizioni e leggende e antiche maledizioni, le maldicenze sulla madre e sul vero padre di Miriam. Il tono cambia quando Miriam si trasferisce a vivere a Kiev.
E' il 1904 e nella Russia zarista serpeggia lo scontento. Miriam rimane coinvolta nel movimento rivoluzionario, senza quasi rendersi conto della gravità di quello che si sta preparando. Finirà per uccidere un ufficiale zarista, ma non durante la grande protesta finita in un bagno di sangue. Perchè erano venuti ad arrestarla in casa, una delazione, e lei si era spaventata.
Il fatto di essere incinta - povera Miriam, anche questo era successo con solo una sua vaga consapevolezza di quello che stava facendo - l'aveva salvata dalla condanna a morte. Condannata invece a morire lentamente in Siberia. E nel suo racconto si alternano i capitoli in cui descrive il presente, le compagne con cui condivide la sorte, la disperazione per una vita che non ha mantenuto le sue promesse, "ci aspettavamo il fuoco, la rivoluzione, forse una morte da martiri....non questa monotonia, questo lento marcire", e quelli che ricostruiscono il passato, una tela di parole per rompere il silenzio e per imbrogliare il tempo.
Un'immagine finale, un sogno, una ragazza che pattina sul ghiaccio (che non è ghiaccio di morte della Siberia) con un cappotto azzurro (come le piume dell'uccello azzurro simbolo della libertà dello spirito): potrebbe essere lei, Miriam, potrebbe essere sua figlia, che ha chiamato Hayya, Vita. Termina con un messaggio di speranza il romanzo epico della canadese Nancy Richler, cugina del Mordechai Richler de "La versione di Barney", affascinante affresco di una società sul punto di cambiare violentemente il corso della Storia.
Nancy Richler, Dolci le tue parole, Ed. Tropea, pagg.345, Euro 16,50
Marilia Piccone 27-04-2003