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INTERVISTA A NADINE BISMUTH
Parla l'autrice de La fedeltà non fa notizia
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Qual è stata la genesi del libro?

Dire che è stata quasi casuale. Frequentavo un corso di scrittura creativa all’università e quando l’ho terminato, il mio professore mi ha spinto a tentare di scrivere un libro.
   Era sempre stata la mia aspirazione ma mi sentivo ancora troppo giovane. Tuttavia, presa dall’entusiasmo ho colto la palla al balzo e ho iniziato. Il primo racconto che mi è venuto in mente aveva come argomento l’infedeltà e così ho deciso di proseguire su questo tema.
   Come immaginavo, non è stato facile: talvolta il racconto nasceva rapidamente, altre volte stavo tre ore su una riga.

Quanto è durato il processo di scrittura?

Nove mesi. Il tempo che occorre per fare un bambino!

È stato difficile trovare un editore?

No, sono stata fortunata perché il mio professore, dopo aver letto i racconti, li ha presentati alla sua casa editrice. Sono piaciuti e sono stati pubblicati.

Al di là della sua esperienza, com’è il panorama editoriale canadese?

Si potrebbe parlare ore di questo argomento, perché è un periodo in cui la letteratura canadese sta avendo il suo boom e quindi sono tante le case editrici che cercano nuovi autori.
   Inoltre in Canada tutti gli editori sono finanziati dal governo che ha interesse affinché si diffonda il più possibile la cultura nazionale. Purtroppo, però, il numero dei lettori è molto inferiore rispetto all’offerta dei libri, un po’ come mi pare di aver capito avvenga anche in Italia. Un altro fattore negativo da tenere in considerazione è il disinteresse e la diffidenza francese per la letteratura, che pure è francofona, del Quebec.

In che misura i suoi personaggi rispecchiano il Canada di oggi?

Credo che rispecchino situazioni che non sono solo canadesi, ma che sono presenti in modo molto simile anche negli Stati Uniti o in Europa.
   Ho avuto modo di parlare con ragazzi italiani e mi pare si siano riconosciuti parecchio in alcune storie, anche se io non ho fatto un libro generazionale: nei racconti ci sono vecchi e bambini, persone di mezza età e trentenni come me.

Qual è il suo scrittore di riferimento?
Sicuramente Raymond Carver, da cui ho cercato di carpire l’ironia ma anche il realismo e il minimalismo.

È difficile essere ugualmente cattivi sia con i personaggi maschili sia con quelli femminili?

Non credo di essere cattiva coi miei personaggi. Li amo tutti troppo: sono ironica, non crudele.

Dato l’argomento del libro, non posso non chiederglielo: lei è fedele?

Sì. Sogno molto come tutti, ma nella vita sono fedele.

Ha in progetto un nuovo libro?

Sì, sto scrivendo un romanzo che penso uscirà la prossima estate.

Angelo Surrusca  21-05-2003

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