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INTERVISTA A MIKAEL NIEMI
Parla l'autore di Musica rock da Vittula
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Mikael Niemi trucco! Com’è nata l’idea del romanzo?

Nella regione della Svezia in cui vivo ci sono pochissimi scrittori, così mi sono sentito quasi in dovere di narrare delle storie che altrimenti nessuno avrebbe raccontato.
   La prima volta che ho pensato al romanzo è stata tredici anni fa ma non sapevo bene che taglio dargli, visto che il soggetto, in fondo, è piuttosto pesante. Scegliendo una chiave seriosa, i lettori avrebbero finito col provare pietà per i protagonisti e questo francamente mi avrebbe imbarazzato: così ho deciso di dargli un taglio umoristico.

Quanto c’è di autobiografico?

Non è un romanzo autobiografico, ma biografico. Le storie presenti nel libro non sono successe soltanto a me, ci ho messo dentro cose che mi sono state raccontate, fatti accaduti ad amici e gente che ho conosciuto.
   Quando i lettori di Pajala, la mia città, hanno letto il libro, hanno subito capito a chi erano accadute le varie storie...

A questo proposito: tutti contenti della chiave umoristica del romanzo o qualcuno si è risentito?

Alcuni non hanno apprezzato il titolo… Vittula vuol dire passera, anche nel senso dell’organo sessuale femminile…
   Ma è una parola finlandese, quindi possono essersi offesi solo gli abitanti del mio villaggio... Comunque il libro è piaciuto a tanti che si sono sentiti orgogliosi di appartenere a questa comunità.
   A Pajala ci sono duemila abitanti e nessuna libreria. Ebbene, ho venduto il libro da casa mia: mille copie. Uno ogni due abitanti! Ho poi scoperto che molti l’hanno mandato come regalo di Natale ad amici abitanti nel sud della Svezia!

Com’è cambiato l’estremo nord della Svezia dai tempi in cui è ambientato il libro a oggi?

È scomparso il lavoro tipicamente maschile dei contadini e dei tagliaboschi: oggi l’unica occupazione è data dall’industria di computer e cellulari. Tuttavia, il fenomeno della diminuzione della popolazione sembra inarrestabile: credo che la regione del Tornedal, fra cinquant’anni, potrebbe non esistere più.

Anche lei, come il protagonista, sognava di fare il musicista da ragazzino?

In un momento in cui nel Tornedal regnava il pessimismo, la musica ha assunto un ruolo molto importante. A fronte della repressione religiosa, del sentirsi in qualche modo, per lingua e cultura, una minoranza finlandese in Svezia, l’irruzione della musica ha portato una ventata di positività dal mondo esterno in cui tutti i giovani si riconoscevano.
   Io non solo sognavo di suonare in una rock band, l’ho anche fatto. Non da così piccolo come Matti, ma l’ho fatto. Oggi suono ancora la chitarra, ma solo per passione personale.

A quali scrittori si è ispirato all’inizio della sua carriera?

Sicuramente gli scrittori classici svedesi. Tra quelli internazionali, citerei Mark Twain per il suo sense of humour. E poi non dimenticherei gli autori finlandesi che, come me, dietro un’apparenza pessimistica nascondono un vulcano d’ironia.
   Degli italiani ho amato molto “Il nome della rosa” di Umberto Eco. Infine, do sempre più importanza alle tradizioni orali, alle storie che racconta la gente comune, che sono poi alla base della letteratura nordica. La cultura lappone, ad esempio, vanta pochi libri proprio perché si basa in gran parte sulla trasmissione orale delle storie. Ed è una tradizione così radicata che sopravvive anche nelle nuove generazioni, anche in quei ragazzi che lasciano il loro paese e vanno a studiare nelle grandi città.

A che punto è la versione cinematografica del romanzo?

Premetto che no ci sto lavorando personalmente, perché preferisco lo faccia qualcun altro, però sto collaborando molto col regista e lo sceneggiatore.
   Diciamo che la fase progettuale è al 95%. Se arriveranno i finanziamenti previsti, si girerà quest’estate, proprio a Pajala, con attori finlandesi professionisti. In Finlandia il libro è piaciuto così tanto che una grossa compagnia teatrale ne ha ricavato uno spettacolo con 50 attori.
   Sul palcoscenico, che è lungo 30 metri, hanno ricostruito le colline con la neve... Ci sono persino dei fuochi veri! E ogni sera è tutto esaurito. Ora stanno pensando a una riduzione che si possa adattare anche a teatri più piccoli, in modo che possa arrivare anche in Svezia.

Che tipo di difficoltà sta incontrando nell’adattamento?

È difficile ridurre (il film deve durare un’ora e mezza!) e mantenere lo stesso humour. Si rischia di fare qualcosa di troppo intellettuale, invece io voglio qualcosa di più viscerale, sentimentale, com’è il libro.
   Il regista, che è un iraniano che vive in Svezia da quindici anni, è un uomo molto simpatico. Per scrivere il film, è venuto due settimane a Pajala con lo sceneggiatore. Mi diceva: “Mi sento solo, mi manca la mia famiglia, mi mancano i miei bambini…” e io gli rispondevo “Benissimo, è così che ti devi sentire, perché è così che ci si sente a Pajala!”. La prima volta che ci siamo incontrati, era dicembre, abbiamo fatto la sauna insieme. Appena finito gli ho detto “Vediamo se sei abbastanza uomo: rotolati nella neve!”. C’erano –20 gradi! Lo ha fatto e siamo diventati amici.

Sta lavorando a un nuovo romanzo?

Ci ho messo un po’ a superare lo shock del successo, non c’ero abituato. Poi ho dedicato molto tempo alla promozione del libro, quindi soltanto adesso ho iniziato a scrivere qualcosa di nuovo. Però, come ho sempre fatto, non anticiperò niente a nessuno, nemmeno a mia moglie.

Angelo Surrusca  21-05-2003

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La recensione di Musica rock da Vittula


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