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Com'è venuta a conoscenza della storia?
L’ho letta un giorno sul giornale e ho pensato che valeva la pena ricavarne un documentario per la radio per la quale lavoro, la Cbc. Poi un editore, che è anche un mio amico, mi ha convinto a trasformarla in un libro.
A chi si indirizza questo libro?
A che fascia di età? Dai 9 ai 100! I bambini possono cominciare a capirlo dai nove anni dato che il linguaggio è molto semplice. È stato scritto principalmente per i giovani, per i giovanissimi. Ma se il linguaggio è semplice, il racconto non lo è, e può benissimo attrarre gli appassionati di storia di tutte le età.
Ha seguito qualche metodo particolare per la scrittura del libro?
Direi proprio di no, ho scritto questo libro nei weekend! Lavoro a tempo pieno in radio e quindi ho potuto dedicarvi soltanto il sabato e la domenica mattina. D’altra parte, ho adottato i tempi delle news radiofoniche: sono abituata a leggere in fretta e a scrivere in fretta.
È stato difficile adottare un linguaggio così semplice per raccontare la storia di Hana?
È il mio stile, è quello che ho imparato facendo radio: se non catturi subito il pubblico, cambierà stazione. Credo che la radio sia la scuola migliore per formare scrittori per l’infanzia.
Che reazioni ha avuto dai lettori, giovani e meno giovani?
Stupiti! E dappertutto è stato così. Il libro è uscito in venti Paesi, tradotto in diciassette lingue e, ovunque, la reazione è stata identica. Ho ricevuto tantissime lettere da bambini che mi chiedono notizie dei protagonisti della storia: Hana, George, Fumiko… E quando parlo con gli adulti… mi è capitato di avere dei colloqui con insegnanti… ebbene, mi dicono che si sono commossi, che anche loro hanno avuto una reazione molto forte. Onestamente, molto più di quanto mi aspettassi.
Che tipo di persona è Fumiko, l’altra protagonista della storia?
È una donna favolosa! È una persona minuta, molto gentile e molto forte. È merito suo e della sua forza di volontà se questa storia è venuta fuori. Ho visto gente fare alzarsi in piedi ad applaudire al suo ingresso. In Giappone continua a essere sottovalutata, ma in qualsiasi altro posto in cui è andata la gente l’ha sempre tributato grandi ovazioni.
Cosa significa per lei “memoria storica”?
La mia esperienza mi ha insegnato che per ricordare la Storia alla gente occorre partire dalle piccole storie: soprattutto per i bambini è più facile comprendere i fatti storici partendo da piccole vicende, perché i grandi avvenimenti sono difficili da comprendere, difficili da assorbire. Ecco il perché del successo della storia di Hana, che è una bambina morta come altri milioni di persone durante l’Olocausto, ma che ha una faccia, ha un nome, e con cui quindi è più facile identificarsi.
In Canada esiste una memoria storica?
È una domanda interessante. Quando ho iniziato a parlare di questo progetto con gli educatori ho trovato reazioni entusiastiche perché per loro era un modo per spiegare ai bambini cos’era successo durante il nazismo. Questo perché la memoria storica dei canadesi è debole, più debole di quella europea. Ho scritto questo libro anche perché ho conosciuto molta gente che non vuole sapere, non vuole ricordare. In una società che celebra il mito della giovinezza, dimenticare il passato è quasi un imperativo…
Pensa che una tragedia come l’Olocausto possa ripetersi?
Spero di sbagliarmi, ma ho l’impressione che stia già accadendo. In forme diverse, si sta già ripetendo. Stiamo assistendo alla industrializzazione della morte, a ben guardare avvengono tanti piccoli genocidi nel mondo…
Continuerà a scrivere libri?
Attualmente sono molto, molto presa con la promozione de “La valigia di Hana” e col lavoro in radio non ho proprio tempo di pensare a un altro libro. In ogni caso, è stata una splendida esperienza!
Angelo Surrusca 21-05-2003
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