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Perché un libro ispirato a Marlene?
I racconti non parlano direttamente dell’attrice. Marlene è il fil rouge che lega in qualche modo i destini dei protagonisti dei venti racconti. L’idea mi è venuta dal fatto che la morte di Marlene è stato un avvenimento significativo per molte persone, perché lei aveva caricato su di sé tutti i ricordi della seconda guerra mondiale: non soltanto cantava canzoni dedicate ai soldati, ma ne era anche la protagonista.
Come mai la scelta di riproporre gli stessi personaggi in racconti diversi, in una sorta di struttura a mosaico?
È difficile da spiegare perché quando si scrive spesso si ha un progetto generale ma non si ha un’idea precisa di come le cose evolveranno esattamente. Così, cambiando e limando, giocando col destino dei personaggi, mi è capitato di riproporli in più situazioni.
Per lei personalmente cos’ha significato Marlene?
Per me è sempre stata una star, molto elegante, capace di portare la felicità in un periodo oscuro come quello della guerra. Quando ho appreso della sua morte, pur non avendola mai conosciuta personalmente, ho sentito un senso di tristezza e di vuoto ripensando a tutti i ricordi che lei era capace di evocare.
Qual è il suo rapporto col cinema? Ha mai pensato di scrivere un film?
Mah, penso di saper distinguere tra un buon film e un cattivo film. Quanto a scrivere, preferisco il teatro, perché se scrivi per il cinema devi avere a che fare con troppa gente che ti dice come e cosa devi modificare il tuo lavoro, ci sono troppe ingerenze…
All’inizio della sua carriera era giornalista…
Sì, quando vivevo ancora in Inghilterra, ho scritto per il Manchester Guardian, il Sunday Telegraph e il Punch. Quando mi sono trasferita in Canada, dovevo badare ai miei figli che allora erano piccoli. Poi le opportunità giornalistiche erano minori che in Inghilterra e ho iniziato a scrivere per la radio.
È stato difficile adattarsi dall’Inghilterra al Canada?
Beh, in Inghilterra mi ero fatta un nome. I primi tempi, in Canada non ero più nessuno. Però ho avuto parecchie opportunità per ricrearmi una nuova carriera. Adesso faccio anche la maestra: insegno l’inglese nelle scuole delle comunità eschimesi presenti nelle isole canadesi prossime al Circolo Polare Artico.
Quant’è importante per lei il confronto con gli altri scrittori?
Se per confronto intendiamo l’amichevole scambio di vedute, è molto importante. Attraverso il centro culturale che dirigo ho modo di conoscerne molti: tra noi non esiste competizione ma, anzi, spesso ci diamo un importante supporto morale.
Quali sono gli autori che ama e che l’hanno ispirata?
Cecov, Virginia Woolf, Roberto Calasso, Primo Levi, Alessandro Baricco.
Leggendo i suoi racconti, si ha l’impressione che lei coccoli particolarmente i protagonisti anziani. Come mai?
Beh, mi ci identifico. Sono persone che hanno vissuto più tempo, sono più interessanti e hanno tanto da raccontare.
Da cosa nasce l’ultimo racconto, quello che ha per protagonista Nabokov?
Nabokov e lo Scrabble sono due mie grandi passioni: è un gioco letterario di pura finzione.
Sta lavorando a qualcosa di nuovo?
Posso dirle soltanto che il mio nuovo romanzo inizierà con un uomo molto vecchio e terminerà con una donna molto giovane.
Angelo Surrusca 21-05-2003
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