IN OCCASIONE DELLA PUBBLICAZIONE DI QUESTA RACCOLTA DI RAYMOND CARVER, DATATA 1986, il “Los Angeles Times” osservò che “il suo talento di narratore risplende anche nella sua poesia. A volte le sue poesie funzionano come racconti tout court, con tutti i loro elementi compressi ma intatti nella brevità dei versi. Altre volte egli si esprime in forma lirica pura, mediante termini colmi di desiderio e sensibilità come quelli propri di un autore giovanissimo, ma in versi che possiedono l’incisività, la solidità e l’ironia che si guadagna a caro prezzo con l’esperienza”.
In effetti “Blu oltremare”, secondo volume poetico di Big Ray in ordine cronologico, si distingue in modo oggettivo dalla molteplicità di voci liriche statunitensi degli ultimi decenni. Non vi è in lui la ruffiana franchezza di abile venditore di sé stesso di taluni, né affiora la scelta di spettacolarizzare la disperante atrocità della singola esistenza di eruditi devianti, confinati ai margini sociali per aver ardito oltrepassare il limite delle convenzioni o solo per aver rigettato l’eterodirezione modaiola diabolicamente veicolata attraverso l’imposizione di falsi miti da parte di mass-media strumentalizzati da forze occulte e lobbies varie.
Al contrario: “questo libro è un tesoro a cui ritornare continuamente”, come sentenziato dal “New York Times Book Review”, poiché tale autore fece della ricerca della sintesi e della paziente revisione del testo il suo tratto distintivo, sia come scrittore, sia in qualità di insegnante di scrittura creativa, peraltro ben supportato dalla fedele compagna di vita e lavoro Tess Gallagher, alla quale l’opera risulta significativamente dedicata.
Se è curioso scoprire in alcuni versi (si veda in merito: “È possibile”) lo stupore autentico di un uomo ritrovatosi ad insegnare in luoghi cui da studente non avrebbe potuto neanche accostarsi, è addirittura paradossale scoprire uno stakanovista (forzato?) della scrittura in una persona-poeta fatalmente attratta dall’ozio, seppure quell’ozio-introspettivo tanto necessario alle attività creative (de quo, leggasi: “Fannullone”), per rigenerare le energie che sono alla base della genesi di ogni vera opera artistica.
Da un punto di vista meramente contenutistico, l’opzione poetica di questo autore è quella esercitata da un uomo duro e puro, che propone il riconoscimento reciproco scrittore-lettore, un riconoscimento che non è solo ricerca di un dialogo vero e disinteressato, ma anche una mano tesa verso l’altro da sé.
Da qui l’uso consapevole di un tono affabulatorio colloquiale, suadente, ricco di immagini che incendiano l’emotività e un attimo dopo sollevano quello stupore fanciullesco che trasforma d’incanto ogni uomo – autore o lettore che sia – in un poeta-veggente capace di dare un nome alle sensazioni più recondite.
Se oltreoceano la dedizione alla ri-scrittura dell’eclettico Raymond Carver (1938-1988) divenne addirittura proverbiale, va aggiunto che la traduzione di Riccardo Duranti sembra rendergli giustizia, ai fini di una maggiore conoscenza in Italia di una produzione che risulta affine, per struttura, alle poesie-racconto di Cesare Pavese.
Ma il bello deve ancora venire: la casa editrice romana “Minimum Fax”, sta preparandosi a dare alle stampe l’intero corpus poetico e narrativo carveriano. E la scelta sembra più che opportuna: cosa sarebbe stato il minimalismo americano senza la sua lezione?
Raymond Carver, Blu oltremare, Minimum Fax, pagg. 263, Euro 13,50
Fernando Bassoli 10-11-2003