FORSE NON TUTTI SANNO CHE GIOVANNA MULAS, PROLIFICA SCRITTRICE DI NUORO, ha ottenuto la prestigiosa Nomination at the Nobel Committel of the Svedish Academy Stockolm per la Letteratura.
Scrittrice, ma anche poetessa e pittrice, presenta ora al pubblico la sua ultima “creatura da biblioteca”: il romanzo “Lughe de Chelu (e Jenna de Bentu)” edito per i tipi della casa editrice “Bastogi”.
La narratrice dedica significativamente l’opera alle sue “luci di cielo”, vale a dire Fabio, timido e creativo di undici anni; Noemi, sensibile e impegnato fiore, di nove anni; Roberto Paciughino l’irruente, di quattro anni e, last but not least, Dolce “Lele” Emanuele, di tre anni.
Luci di cielo e cioè stelle, ma anche punti di riferimento cui aggrapparsi per intravedere la salvezza e intuire che ci sarà un futuro, che la storia individuale di un’esistenza avrà un seguito e che è dunque giusto continuare a lottare per realizzare i propri sogni, le proprie legittime aspirazioni di donna ed artista, in una società (davvero è un villaggio globale?) ancora sorprendentemente ricca di pregiudizi nei confronti di quello che una volta era definito il sesso debole.
Se troppo forte è la tentazione di cercare un solido riferimento nell’opera della conterranea Grazia Deledda, va aggiunto che pare questo il libro meglio architettato dalla Mulas, non solo per la scorrevolezza e la coerenza della trama, ma anche per l’utilizzo di un linguaggio che danza disinvoltamente tra lirica e narrativa, italiano e dialetto.
Fin dall’incipit, ispirato e suggestivo, appare chiaro al lettore il paziente lavoro di ricerca lessicale utile ad affrescare certi paesaggi della Sardegna e del suo mare, un mare che rispecchia certi stati d’animo di Giona, la protagonista di una tenera storia familiare che all’improvviso deve fare i conti con il Male, il dolore, la paura della morte. Perché questo libro è la storia di un percorso esistenziale da Nuoro a Roma che è poi una metafora della condizione umana, un viaggio sgocciolato – spiega la Mulas - da una mente ad un foglio, da un corpo di donna ferita nell’intimo e proprio per questo autentica.
Messa alla frusta da un episodio di inaudita violenza, scopre nel profondo del proprio essere delle risorse insospettate e per certi versi misteriose.
Qual è la moralis fabulae? forse che è fin troppo facile, quasi inevitabile precipitare negli abissi della psiche; ma quando si resta soli coi propri fallimenti o le proprie sventure, la cosa difficile è riemergere indenni da una prova tanto dura ("Sono tornata!" annuncia Giona, trionfante).
Il finale, filosofico e impreziosito da alcune citazioni colte, chiude il cerchio di una storia che finisce per celebrare, nella sublimazione del dolore, l’amore per la vita e per i sacri valori della famiglia; ma esso sintetizza anche una dedizione eterna alla Natura ed un’apertura mentale per la Cultura che si manifesta attraverso una tensione genuina verso l’altro da sé.
Ciò che ci muove, l’energia, è la vera luce del cielo. Ma Giona preferisce – si legge nel libro – chiamarla semplicemente: anima.
Giovanna Mulas, Lughe de Chelu (e Jenna de Bentu), Bastogi, pagg. 128, Euro 6,50
Fernando Bassoli 11-11-2003