“AVEVANO PARLATO DEI BEATLES, DEL GRUPPO RUKI VVERCH!, DI PELEVIN E DELLA Tokareva, di Internet, dei cani, del sesso, dei viaggi nello spazio, della loro infanzia, e degli amici, dei parenti, della vodka, del gruppo, nel quale all’epoca Anton aveva appena cominciato a suonare. Era stata la notte più sensazionale della sua vita.”
Quello di cui scrive la Denezkina nei suoi racconti, è più o meno quello di cui parlano i suoi personaggi. Il punto è che i racconti non hanno niente di eccezionale, ma viaggiano verso la piattezza e la mediocrità.
La giovanissima autrice di Ekaterinburg (Russia) sceglie di descrivere le giornate dei suoi coetanei (i personaggi principali oscillano dai quattordici ai ventitrè anni), fatte di amori indecisi, sesso veloce, serate ad ascoltare band rock, grandi bevute… Il tutto, senza mai coinvolgere, mai tratteggiare seriamente i personaggi, mai connotarli socialmente o psicologicamente. E nello stile, calma piatta: nessun' originalità, nessuna ironia, i picchi narrativi non esistono. Tutto scorre lentamente e pigramente, alla fine di ogni racconto si pensa: E bè?
Se l’intento voleva essere quello di raccontare una generazione insicura, superficiale e senza valori di riferimento, la Denezkina lo ha fatto dimostrando la stessa insicurezza, superficialità e mancanza di valori (stavolta letterari) dei suoi personaggi.
Peccato che una critica abbia scritto, in quarta di copertina, che la Denezkina è un giovane Holden in gonnella… Il povero Salinger è stato forzatamente paragonato a ogni sorta di giovane autore emerso negli ultimi cinquant’anni, ma stavolta il paragone è irriguardoso. “Dammi!” sta a “Il giovane Holden” come una bicicletta sgonfia sta a una Ferrari da Formula 1.
Irina Denezkina, Dammi! Song for Lovers, Einaudi Stile Libero, pagg. 205, Euro 12, 80
Pietro Loprieno 13-10-2003